Si tratta di uno degli evergreen storici del listino di Piazza Affari. Titoli che raramente deludono le aspettative del mercato e che sono in grado di mettere a segno crescite dei fondamentali, anno su anno, in modo pressoché costante nel tempo. Nel caso di Danieli, l’azienda friulana specializzata nel business della costruzione di impianti per l’industria siderurgica, questo si associa una grande forza patrimoniale, con una posizione di cassa a livelli importanti.
I conti dell’annata 2024-2025, che chiude a giugno, diffusi pochi giorni fa, hanno confermato solidità e crescita. I ricavi consolidati si sono attestati a 4,2 miliardi in linea con l’anno precedente. Ma quel che conta è che la redditività, pur con ricavi di fatto fermi, è cresciuta. Il margine operativo lordo è stato di 437 milioni con un balzo del 12% sui 12 mesi e i profitti operativi hanno segnato quota 303 milioni, in progresso del 37%. Numeri che hanno sorpreso positivamente il mercato che ha premiato, nei giorni della diffusione dei conti, il titolo che ha strappato verso l’alto del 15% in una sola seduta, con le ordinarie salite a 44,5 euro, seguite dalle risparmio su del 13,5% a 31,1 euro. Poi ovviamente le quotazioni dopo il rush si sono stabilizzate.
L’effetto conti con la marginalità superiore alle attese ha portato gli analisti ad alzare i loro target di prezzo per un titolo molto amato dai cassettisti. L’azione ordinaria oggi ai suoi massimi storici ha moltiplicato per tre volte il suo valore, così come le azioni di risparmio. D’altronde la borsa non ha fatto che valorizzare il cammino di crescita dell’azienda di Buttrio, in provincia di Udine, posseduta al 66%, tramite la holding finanziaria Sind International, dalle famiglie Benedetti e Mareschi Danieli. Il fatturato è passato da poco più di 2,3 miliardi del 2020 agli attuali 4,2 miliardi con un margine industriale salito da 185 milioni a oltre 430 di giugno del 2025.
La costanza di risultati è la chiave per capire l’attrattività del mercato per Danieli, che ha visto l’Ebitda passare dal 7,8% dei ricavi cinque anni fa a poco del 10% attuale. Anche a livello di profittabilità netta l’azienda guidata per decenni dagli scomparsi Gian Pietro Benedetti e Cecilia Danieli mostra un invidiabile continuità con gli utili crescenti nel tempo e che ora valgono il 5% del fatturato. Che non è poco per un’azienda che opera in un mercato difficile ed estremamente ciclico come l’acciaio, soggetto ad alti investimenti in capitale e una forte volatilità dei prezzi finali.
Il segreto di Danieli di fatto è operare a monte della catena del valore. Nel tempo il gruppo si è imposto a livello globale come costruttore chiavi in mano di impianti siderurgici avanzati. Un business a più alta redditività rispetto a quello della produzione di acciaio.E si vede dai numeri: la divisione chiave del gruppo è la Plant making che realizza gli impianti e che vale oltre il 75% del fatturato globale di Danieli. Il restante 25% dei ricavi è prodotto dalla divisione Steel making che opera direttamente nella produzione di acciai speciali.
Non solo il peso è diverso, ma soprattutto la profittabilità. Il business della progettazione e costruzione ha un margine dell’ebitda sul fatturato al 12%, mentre l’area della produzione di acciaio si ferma al 5%. Danieli continua ad acquisire ordini soprattutto nel settore della decarbonizzazione. L’ultimo è arrivato pochi giorni fa da Abu Dhabi dove l’azienda, in collaborazione con Kanthal ed Emirates Steel Arkan, ha avviato un progetto pilota per l’elettrificazione del sistema di riscaldamento del gas di processo presso l’impianto Dri (Direct reduced iron).
Per gli analisti è una buona notizia. «Nonostante sia un ordine di piccole dimensioni, pensiamo si tratti di un ordine interessante che conferma la posizione di front-runner tecnologico di Danieli nel settore plant-making», commenta Equita. E a detta di Banca Akros «questo passo contribuisce alla progressiva decarbonizzazione degli impianti di riduzione diretta e supporta la roadmap di Danieli verso una produzione di acciaio priva di combustibili fossili». «Sebbene non si tratti di un progetto su larga scala, è importante perché mette nuovamente in evidenza Danieli come innovatore nel proprio settore, in un momento in cui la domanda di efficienza energetica resta molto elevata», spiega ancora Banca Akros.
Ovvio che gli analisti guardino con attenzione alla crescita del business Plant making e quel che conta è il livello del portafoglio ordini, che deve assicurare i fatturati futuri. A confortare il mercato è proprio quel portafoglio da 5,3 miliardi di ordinativi che, secondo la guidance fornita dalla stessa società, potrebbe salire a 5,7-6 miliardi attesi per il 2026. Così come la società ha promesso di chiudere l’anno in corso con un margine operativo lordo sopra il 10% dei ricavi e con una produzione di cassa netta tra 700 e 800 milioni.
Già, la cassa e la liquidità in genere. Oltre alla buona redditività, l’altro asset chiave che rassicura gli investitori è la forza finanziaria del gruppo friulano. Che ha 1 miliardo di debiti finanziari tra quelli a breve e a lunga, ma li copre ampiamente con cassa liquida, titoli e crediti per ben 2,9 miliardi. Per una posizione finanziaria netta positiva pari a 1,9 miliardi. Mentre quella rettificata, dopo gli anticipi clienti e fornitori, vale 690 milioni.
Un ampio tesoro che consente a Danieli la massima flessibilità finanziaria per una potenza di fuoco che può servire a finanziare nuovi investimenti senza ricorrere alla leva del debito. Non solo, ma gli utili cumulati negli anni hanno portato Danieli ad avere un patrimonio netto consolidato di ben 2,7 miliardi. Oggi il gruppo, dopo il recente rally del titolo, capitalizza in borsa, tra azioni ordinarie e azioni di risparmio, circa 3 miliardi di euro. Se la sola cassa vale 1,9 miliardi, è come se tutta l’attività industriale del gruppo valga poco più di 1 miliardo. Poco, per un’azienda che sforna oltre 400 milioni di margine industriale ogni anno. Spazio per continuare a salire in borsa, come ha sempre fatto negli ultimi anni, pare essercene ancora. (riproduzione riservata)