È un periodo difficile per Christine Lagarde. Dopo molti rilievi degli analisti di mercato sulla politica monetaria Bce, la presidente della banca centrale ha definito a Davos gli economisti «una cricca tribale». Un colpo ancora più forte è arrivato dallo staff Bce, che in maggioranza ha giudicato Lagarde non adeguata al ruolo e ha considerato la sua presidenza «scadente» o «molto scadente». Lo ha evidenziato un sondaggio del sindacato dei dipendenti Ipso a cui hanno partecipato circa 1.100 persone su 4.500 lavoratori totali.
Nei risultati, racchiusi in un documento di 90 pagine consultato da MF-Milano Finanza, emerso il forte dissenso interno alle politiche di Lagarde. La Bce ha definito il sondaggio «difettoso», con la possibilità di voti multipli. Fonti Ipso hanno osservato che è stato usato un metodo sicuro, che può essere violato come tutti i sistemi informatici, ma che richiede comportamenti intenzionali su larga scala. Le risposte sono state monitorate in tempo reale e non sono state osservate attività sospette. Inoltre le fonti Ipso hanno osservato che il personale Bce rispetta un codice etico e il 75% delle risposte non è arrivato da membri Ipso. Nello staff ci sarebbe delusione anche per la risposta della Bce, considerata una prova ulteriore della ridotta capacità di ascolto di Lagarde.
È possibile che alcune risposte siano state condizionate da fattori personali come il mancato adeguamento dei salari all’inflazione (citato da alcuni). Colpisce in ogni caso la divergenza dei giudizi su Lagarde rispetto a quelli favorevoli sui predecessori Mario Draghi e Jean-Claude Trichet (per i quali era stata usata la stessa metodologia), così come la quantità dei commenti negativi, espressi anche in 375 risposte qualitative.
Molte critiche hanno riguardato la competenza di Lagarde, definita «inadeguata» (unfit), «un politico più che un banchiere centrale», «priva del background economico necessario, come emerge quando devia dai testi preparati». Per alcuni «non conosce gli effetti della politica monetaria». Secondo una risposta «non ha la necessaria comprensione dell’economia per portare una visione propria nel consiglio». Per un altro dipendente «è percepita dal pubblico come uno strumento nelle mani delle più potenti banche centrali nazionali, riducendo così il prestigio della Bce». Secondo altri «la Bce sta perdendo credibilità e reputazione a causa di Lagarde». In molti commenti è considerata «il peggior presidente di sempre», mentre «il morale dello staff non è mai stato peggiore». Per alcuni «si dovrebbe dimettere».
Pochi hanno apprezzato la comunicazione di Lagarde, considerata uno dei punti di forza della presidente a inizio mandato. Ma il giudizio è cambiato dopo il «non siamo qui per chiudere gli spread» che ha causato nel 2020 una forte turbolenza sui mercati. Con quella frase, secondo una risposta, Lagarde «ha annullato la magia del whatever it takes di Draghi». Un commento evidenzia «i dubbi iniziali riguardo il suo impegno a fare qualsiasi cosa per l’euro» e «la necessità di chiarire il sostegno dopo le prime dichiarazioni».
Una critica ricorrente ha riguardato «il culto della personalità» di Lagarde che sarebbe «preoccupata soltanto della sua immagine e del suo futuro». C’è «troppa attenzione all’uso dei social media, anche su materie del tutto al di fuori del mandato Bce», è stato osservato. Per altri «Christine Lagarde è una comunicatrice talentuosa e spontanea, ma promuove un uso dei social media fortemente incentrato su di sé piuttosto che sulla politica monetaria e sulla Bce come istituzione europea».
Per molti dipendenti Lagarde si è concentrata su materie come clima e diversità di genere più che sull’attività tradizionale della banca centrale. In ogni caso la presidente, secondo alcuni, avrebbe agito dentro la Bce senza seguire i valori professati in pubblico. Per esempio, è stato rilevato, «supporta azioni per il clima ma viaggia frequentemente attorno al mondo senza reali giustificazioni di business». Oppure «difende la diversità ma non si preoccupa dei bisogni delle madri». Altri hanno sottolineato lo stile «arrogante» e «antidemocratico» precisando che «lei non è la regina e noi non siamo i suoi sudditi». Da altri la guida di Lagarde è stata definita «disonesta» perché le opinioni vengono incoraggiate ma poi viene rimproverato chi le esprime. Quanto ai giudizi positivi, che sono una minoranza, alcuni hanno detto che la presidente Bce è «una fresca brezza di cambiamento», «un modello femminile», «una leader straordinaria» e una persona che «fa il suo meglio». La prossima sfida per Lagarde sarà il consiglio direttivo di domani. (riproduzione riservata)