Le banche italiane sono ben posizionate in Europa in termini di rischiosità, secondo quanto emerge dai requisiti di capitale individuali fissati dalla Vigilanza Bce. Francoforte fissa i cosiddetti Pillar 2 Requirements (P2R) che servono a coprire i rischi che secondo i supervisori sono sottostimati o non coperti dai requisiti di primo pilastro identici per tutti i gruppi (Pillar 1).
Credem è una delle due banche europee che hanno avuto la richiesta di capitale aggiuntivo di solo l’1%, quindi è considerata poco rischiosa. Banca Mediolanum e Intesa Sanpaolo sono poco sopra (1,5%). Tra l’1,5% e il 2% ci sono Mediobanca, l’olandese Ing, le spagnole Bbva e Santander e le francesi Bnp Paribas e Crédit Agricole. Unicredit e Finecobank sono al 2%, seguite da Commerzbank, SocGen, Bper (2,45%), Cassa Centrale Banca (2,5%), Banco Bpm (2,52%), Iccrea (2,53%), Deutsche Bank (2,65%), Mps (2,75%) e Banca Popolare di Sondrio (2,79%).
Tutte le banche hanno capitale superiore alle richieste Bce. Secondo le regole europee, le banche possono soddisfare i requisiti di secondo pilastro con un minimo del 56,25% di capitale di maggiore qualità (Common Equity Tier 1 o Cet1). Ieri la Bce ha reso noto che in media i requisiti Cet1 di secondo pilastro sono stati fissati all’1,2% nelle valutazioni Srep, in lieve aumento rispetto all’1,1% di un anno fa.
Secondo la Bce, i risultati dello Srep mostrano «solide posizioni patrimoniali e di liquidità nonché maggiore redditività». Inoltre per la Vigilanza «governance interna, gestione dei rischi e pianificazione patrimoniale restano le principali aree di intervento alla luce del peggioramento delle prospettive di rischio». Nelle priorità di supervisione, pubblicate ieri, è stato dato un peso maggiore ai pericoli legati a governance, clima e digitale.
La Bce in particolare ha chiesto a 20 banche europee più capitale (add-on) in materia di crediti deteriorati. «In questi casi è stata individuata una carenza dovuta alla copertura dei rischi derivanti dalle esposizioni deteriorate di elevata anzianità considerata non adeguata», ha rilevato il presidente della Vigilanza Andrea Enria, il cui mandato termina a fine mese (al suo posto da gennaio ci sarà la tedesca Claudia Buch). Inoltre la Bce ha definito requisiti aggiuntivi per otto banche a causa dei rischi sul leveraged finance, per sei istituti per un eccesso di leva e a tre per il rischio di liquidità. Invece le misure qualitative hanno riguardato soprattutto governance interna, rischio di credito e adeguatezza patrimoniale, rischio di liquidità e tasso.
La redditività, ha osservato la Bce è tornata «a livelli che non si osservavano da più di un decennio» e così le banche hanno potuto distribuire 70 miliardi di dividendi. Tuttavia «le deboli prospettive macroeconomiche e l’inasprimento delle condizioni di finanziamento restano una fonte di rischio». In particolare secondo la Vigilanza «il rapido aumento dei tassi ha dato impulso alla redditività, ma tale effetto si ridurrà man mano che i più elevati tassi saranno trasmessi ai depositanti». In ogni caso, ha osservato Enria, il recupero di redditività è destinato a rimanere per le banche che hanno migliorato costi e digitalizzazione e che hanno rafforzato il modello di business. Con la divaricazione delle performance delle banche «potrebbe anche aprirsi uno spazio per il consolidamento del settore», ha detto Enria. (riproduzione riservata)