Dieci anni dopo il programma Omt, varato nel 2012 in seguito al whatever it takes di Mario Draghi, la Bce si è dotata di un nuovo strumento anti-spread. Si chiama Tpi o Transmission Protection Instrument. Gli obiettivi dei programmi però sono diversi e di conseguenza anche le caratteristiche divergono. Nel caso dell'Omt (Outright Monetary Transactions), annunciato nel pieno della crisi del debito sovrano, lo scopo è stato quello di contrastare crisi sui mercati legate a difficoltà di singoli Paesi (si pensi al caso greco), assieme alla possibilità di un'uscita dall'euro (il cosiddetto rischio di ridenominazione). Perciò il programma può portare ad acquisti illimitati di titoli di Stato da parte della Bce (su scadenze fino a tre anni), ma è legato a un programma di aggiustamento del Mes. L'Omt è stato un grande successo perché ha fatto crollare gli spread nel 2012 senza bisogno di essere mai attivato. La sola minaccia di un possibile intervento della Bce di Draghi ha allontanato gli investitori che stavano scommettendo contro alcuni Paesi tra cui l'Italia. È stata decisiva la credibilità della banca centrale acquisita con l'impegno del suo presidente a fare tutto il necessario per preservare l'euro. Nello stesso tempo il meccanismo non è mai stato verificato, proprio a causa della sua forza. E negli anni è cresciuto lo stigma per i Paesi a causa della necessità di chiedere un piano del Mes. Così l'Omt è diventato inapplicabile.
Un nuovo strumento anti-spread è tornato necessario con la pandemia, che ha portato agli acquisti Bce del piano d'emergenza Pepp (Pandemic emergency purchase programme), senza condizioni per gli Stati e con un limite di 1.850 miliardi di euro. L'importo comunque si è rivelato ampio e sufficiente contro le speculazioni dei mercati. Le operazioni Bce, che hanno riguardato tutti i Paesi dell'Eurozona, potevano essere flessibili, cioè essere slegate dalle quote degli Stati. Proprio questa caratteristica ha permesso alla Bce di restare di fatto ancorata alla capital key: gli investitori hanno abbandonato le posizioni contro i Paesi più colpiti dalla pandemia (tra cui l'Italia) e la Bce non ha avuto bisogno di indirizzare gli acquisti verso singoli Stati. Nel marzo 2022, con la fine dell'emergenza pandemica, il Pepp è stato chiuso. Così l'Eurozona si è ritrovata senza protezione nell'affrontare una nuova difficoltà: la frammentazione dei tassi tra Paesi legata alla normalizzazione monetaria. In altri termini, l'uscita dalle misure espansive rischiava di portare a un rialzo eccessivo dei tassi di mercato in alcuni Paesi (come l'Italia) e troppo basso in altri (come la Germania). Sin dall'inizio del 2022 lo spread è salito per questo motivo. L'obiettivo della Bce è invece quello di una trasmissione omogenea della politica monetaria in tutti gli Stati. Così si è arrivati al Tpi.L'ultimo scudo anti-spread potrà essere attivato «per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettono seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria», ha spiegato la Bce. Gli acquisti non sono soggetti a restrizioni ex ante, saranno su scadenze tra uno e dieci anni e non avranno impatto duraturo sul bilancio dell'Eurosistema. La portata delle operazioni dipenderà dalla gravità dei rischi. Per ricevere il sostegno Bce gli Stati dovranno essere in linea con le regole Ue. Non dovranno essere sotto procedura per deficit o squilibri macroeconomici eccessivi. Inoltre i Paesi dovranno avere finanze sostenibili, secondo valutazioni Bce che potranno considerare analisi della Commissione Ue, del Mes e del Fmi. Infine dovranno rispettare gli impegni previsti dai Pnrr nazionali. Questi criteri saranno comunque solo un input per la decisione finale del consiglio Bce che giudicherà anche sulla base di indicatori di mercato e della proporzionalità dell'intervento.