Sarà pure considerato una minaccia per il mondo ma Donald Trump continua ad avere fiuto per quello che piace a Wall Street. Come per esempio l'amato dollaro, che secondo l'ex presidente Usa non dovrà mai essere sostituito da una versione digitale.
«Come vostro presidente, non permetterò mai la creazione di una valuta digitale emessa da una banca centrale». Lo ha promesso l’ex inquilino della Casa Bianca e di nuovo candidato repubblicano alla presidenza durante un comizio nel New Hampshire, Stato dove si terranno le prossime primarie repubblicane. L’ex presidente ha spiegato che una valuta del genere (detta Cbdc) «sarebbe una pericolosa minaccia per la libertà: impedirò che arrivi in America. Una moneta di questo tipo darebbe al governo federale il controllo assoluto sul vostro denaro. Potrebbero prendere i vostri soldi e voi non vi accorgereste nemmeno che sono spariti». Le Cbdc sono versioni digitali o tokenizzate del denaro contante emesse e regolamentate dalle banche centrali che possono o meno utilizzare la blockchain come tecnologia sottostante.
Ma perché molti americani si schierano contro l'evoluzione tecnologica quando tutto parte dalla loro Silicon Valley?
Posto che è proprio difficile mettersi nella mente di Trump, lo sfidante di Joe Biden ha capito probabilmente che con il dollaro digitale le banche diverrebbero meno importanti, alla lunga sostituite da un semplice wallet. Si apre un conticino di appoggio con quattro soldi poi tutto il resto si fa con un’applicazione buttando nel cestino per sempre il portafoglio. E così The Donald tra un processo e l’altro ha imposto un argomento pesante nella campagna elettorale per le presidenziali di quest'anno: niente di meno che il futuro dell’iconico biglietto verde. Difficile che anche il suo oppositore più incallito possa dargli torto sul punto.
E le banche centrali cosa dicono? Se la Federal Reserve per ora tace sull'argomento, la Bce si prepara al grande salto. Si spera non nel vuoto.
A novembre 2023 è partita la fase di preparazione della versione digitale, che durerà due anni e, ha spiegato l'Eurotower, «comporterà la messa a punto del manuale di norme per l'euro digitale e la selezione dei fornitori che potrebbero sviluppare la piattaforma e le infrastrutture necessarie. In questa fase inoltre saranno condotti test e sperimentazioni per realizzare un euro digitale». Il linguaggio è criptico, ironia della sorte.
«Dobbiamo preparare la nostra moneta per il futuro», ha provato a chiarire Christine Lagarde, presidente della Bce, «Concepiamo l’euro digitale come una forma digitale di contante che possa essere usata gratuitamente per qualsiasi pagamento digitale e che risponda agli standard più elevati di riservatezza. L’euro digitale affiancherebbe il contante, che sarà sempre disponibile, in modo che nessuno rimanga indietro».
Ma decisioni del genere sulla moneta (mettiamoci anche il sofferto via libera della Sec all’Etf sul bitcoin), la sua disponibilità e il futuro delle banche che la mettono a disposizione dei cittadini dovrebbero competere ai governi. O i governi hanno completamente abdicato al loro ruolo, devolvendo definitivamente all’Eurotower oltre alla sovranità monetaria anche quella legata alla forma di scambio con cui circola la moneta?
Cosa ne pensano banchieri quali Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, e Andrea Orcel, capo di Unicredit: non si sentono in qualche modo minacciati dal diventare sovrani senza contanti? O Alberto Nagel, ad di Mediobanca e Francesco Gaetano Caltagirone azionista di peso di Piazzetta Cuccia, che si stanno contendendo il controllo della storica banca d’affari italiana e con essa le Generali. Saranno sostituiti da una blockchain?
Soprattutto sarebbe interessante sapere cosa ne pensa un ex banchiere centrale del calibro di Mario Draghi, che proprio dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha avuto il mandato di indagare i motivi della scarsa competitività dell’Unione Europea rispetto a sistemi economici che hanno regimi monetari molto più coordinati con i tesori nazionali. E parimenti occorrerebbe capire anche il pensiero del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, che proprio di euro digitale si è occupato per anni quando sedeva nel board della Bce.
Nella sua furia iconoclasta Trump ha individuato un tema rimasto sullo sfondo ma che la corsa alla dematerializzazione dei rapporti finanziari porterà in auge anche da questa parte dell’Atlantico: la ricchezza delle nazioni è la loro moneta. Ma cresce la prima mentre gli Stati si impoveriscono. (riproduzione riservata)