E-Private Mobility Index, che cos’è e quali prospettive offre
Si tratta di uno studio elaborato dal Politecnico di Milano basato sulle analisi dei movimenti delle auto degli italiani registrati grazie a Unipol | Sifà si fonde in UnipolRental | Bonus revisione auto 2023, come ottenere il rimborso?

Interessanti considerazioni sono emerse da un recente studio condotto dal Politecnico di Milano, basato sulle analisi dei movimenti delle auto degli italiani, registrati grazie ai dati telematici messi a disposizione da UnipolTech, e presentato durante il secondo forum di The Urban Mobility Council, think tank della mobilità promosso dal gruppo Unipol. Lo studio si è posto l’obiettivo, attraverso la definizione dell’E-Private Mobility Index (la percentuale di veicoli con motore endotermico che può essere effettivamente sostituita da veicoli elettrici), di verificare l’elettrificabilità dell’attuale flotta di automobili a uso privato in Italia e di passare dal concetto di black box a quello di green box, ovvero a uno strumento volto a definire e classificare l’impatto ambientale di ciascun veicolo, superando il tradizionale concetto di appartenenza alla classe Euro.
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L'area geografica influisce sull'E-Private Mobility Index
Sulla base dei dati rilevati nelle province di Roma, Brescia e Bari, emerge che l’E-Private Mobility Index non è uniforme sul territorio nazionale ed è pari al 17% nella provincia di Roma, al 28% nella provincia di Brescia, al 42% nella provincia Bari. La difformità è frutto della diversa estensione geografica, dei servizi presenti sul territorio e delle abitudini di guida della popolazione; è inoltre inversamente correlata ai km percorsi: l’indice aumenta al ridursi dei km percorsi dal singolo veicolo. L’analisi dei dati mostra come un veicolo ecologico (classe Euro elevata) guidato, però, in modo inefficiente possa generare un impatto ambientale maggiore rispetto a un’automobile più vecchia ma guidata in modo green.
L'impatto ambientale è legato al tipo di utilizzo del veicolo
Sergio Savaresi, direttore del Dipartimento Elettronica Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, ha dichiarato: «Lo studio ha dato evidenza quantitativa di due concetti. Il primo è che l’impatto ambientale dell’uso di un veicolo (in particolare le sue emissioni di C02) è legato al tipo di utilizzo del veicolo ancor più che alla sua classe Euro. Il secondo è che, mantenendo il classico modello di automobili a uso privato, l’effettiva elettrificabilità difficilmente può superare il 30%; va quindi gestita al meglio la transizione verso nuovi modelli di mobilità (più facilmente elettrificabili).
Nuovi paradigmi di mobilità
Lo studio ha misurato anche la fattibilità economica ovvero la convenienza dell’investimento per il passaggio all’auto elettrica, tenendo conto che in Italia la durata media di proprietà di un’auto privata è di 8 anni. Una delle variabili che più incide su questo aspetto è il costo della ricarica: nella provincia di Roma tutte le auto elettrificabili (il 17% dell’E-Private Mobility Index) sarebbero ammortizzabili in 8 anni se la ricarica costasse 0,2 euro/KWh, ma con il costo a 0,36 euro per KWh (post crisi energtica), solo il 7% delle auto identificate andrebbe a break even in 8 anni. Le stesse percentuali sono 7% e 3% per Brescia, 13% e 6% per Bari. Matteo Laterza, a.d. UnipolSai ha affermato: «Con la nascita di nuovi paradigmi di mobilità il ruolo delle compagnie di assicurazione non può limitarsi ad assicurare l’auto ma deve offrire nuovi servizi. Grazie all’analisi dei dati della telematica, è possibile assecondare il cambio di abitudini dei cittadini verso un futuro più sostenibile e inclusivo».
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