C’è un’operazione finanziaria che piazza Affari attende al varco per la fine dell’anno. Dopo mesi di trattative, l’annuncio di giugno, l’assemblea straordinaria di settembre e il raggruppamento delle azioni, Dovalue si prepara a completare l’acquisizione di Gardant, l’ex competitor controllato dal fondo Elliott.
La società di gestione di crediti deteriorati partecipata da Fortress e da Bain dovrà incassare le ultime autorizzazioni (Banca d’Italia, Golden Power e Consob) prima di lanciare l’aumento di capitale da 150 milioni che sigillerà l’intesa. Secondo fonti finanziarie, l’operazione dovrebbe partire entro qualche settimana per concludersi appunto verso la fine dell’anno.
Per i soci di Dovalue l’appuntamento è molto atteso. La società, che oggi è il principale servicer italiano con circa a 116 miliardi di asset lordi in gestione (gross book value), arriva da un periodo complicato. Nell’ultimo anno il titolo ha perso 67,4% e oggi, anche al netto dell’ultimo raggruppamento (avvenuto a fine settembre nel rapporto di una nuova azione ordinaria ogni cinque esistenti), resta sotto il prezzo di quotazione, fissato in 9 euro nel luglio del 2017. Complessivamente il total return dall’ipo alla chiusura di giovedì 24 (considerando quindi la variazione del titolo e i dividendi incassati) è stato negativo di oltre il 63%, mentre le sole azioni hanno perso l’88,2%.
In questi ultimi anni Dovalue ha scontato le criticità del mercato di riferimento. Nata dalla ex Uccmb – la piattaforma di gestione degli npl di Unicredit – la società guidata oggi da Manuela Franchi attraversava nel 2017 un momento d’oro. Le due crisi del 2008 e del 2012 avevano zavorrato le banche italiane di oltre 360 miliardi di crediti deteriorati lordi che la Bce ha imposto di smaltire rapidamente. Proprio mentre Dovalue si quotava in borsa, il suo azionista Fortress insieme a Pimco comprava da piazza Gae Aulenti un portafoglio da 17,7 miliardi di crediti deteriorati a circa 18 centesimi. Sempre negli stessi mesi Mps stava definendo la dismissione di un portafoglio da 24 miliardi nell’ambito di una maxi pulizia che aveva costretto lo Stato a entrare nel capitale della banca senese.
Dopo la pandemia però lo scenario è cambiato. Grazie al lavoro di derisking fatto dagli istituti e al calo delle cessioni, i volumi in entrata si sono contratti penalizzando soprattutto i servicer con una capacità di recupero maggiore. Per compensare questo trend Dovalue ha scelto di puntare sui mercati esteri, a partire dalla Grecia ma per rinvigorire il titolo serviva una svolta più radicale. Specie se si considera che i recuperi nel primo semestre sono scesi del 13,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un peggioramento del tasso corrispondente di 0,2 punti percentuali «a causa dei ritardi nell'implementazione del nuovo modello operativo in Italia e delle minori cessioni in Grecia».
L’uovo di Colombo è stata l’acquisizione di Gardant che, oltre a business complementari a quelli di Dovalue, porta in dote importanti contratti di flusso come quelli con Banco Bpm e Bper. L’operazione «permetterà la creazione del primo operatore domestico, con oltre 90 miliardi di masse in special servicing», spiegano gli analisti di Equita.
«Nel complesso, valutiamo la transazione positivamente in quanto migliora l’outlook del business in Italia e permette di ribilanciare la struttura finanziaria in seguito all’aumento di capitale. Inoltre, l’acquisizione aiuta a sostenere il processo di diversificazione dei ricavi al di fuori del servicing npl, con un’opzione di crescita nell’asset management di fondi alternativi rappresentata da Gardant Investor sgr che ha oltre 700 milioni di masse in gestione», concludono da Equita.
La palla adesso passa ai soci. I due passaggi chiave saranno il collocamento agli azionisti di Gardant di un bond convertibile da 80 milioni (corrispondenti ad una quota del 20%) e poi l’aumento da 150 milioni. L'offerta in opzione è già sottoscritta dai grandi soci e coperta per la percentuale restante da un consorzio di banche italiane. La risposta del mercato sarà comunque un test molto importante per Dovalue che solo a quel punto conoscerà il giudizio del mercato sul nuovo gruppo e sulla svolta industriale voluta dal management e dai grandi soci. (riproduzione riservata)