Mare Group ha consegnato il suo pacchetto di azioni a Xenon nell’ambito dell’opa su Eles e ora il fondo si prepara a delistare da Piazza Affari la pmi umbra fondata dalla famiglia Zaffarami che produce apparati di test per microchip e componentistica elettronica avanzata per il settore della Difesa.
«Ci sarà una settimana di pausa, poi riapriremo i termini dell’offerta per 15-20 giorni dando così la possibilità ai ritardatari di aderire all’opa», spiega a MF-Milano Finanza Franco Prestigiacomo, amministratore delegato Xenon. Infatti, aggiunge il manager, «manca meno dello 0,7% per arrivare alla soglia dello squeeze out». Una volta uscita dalla borsa, Eles si prepara ad un aumento di capitale, come ha anticipato questo giornale «per effettuare potenziali acquisizioni nel segmento degli apparati di test per microchip, con un occhio agli Usa dove si trovano i semiconduttori più avanzati legati all’AI e ai data center. Abbiamo già diverse idee sul tavolo e, anche se non è stato quantificato il rafforzamento patrimoniale necessario, pensiamo di effettuare acquisizioni nell’ordine di decine di milioni di dollari», aggiunge Prestigiacomo. Sottolineando poi che la «produzione resterebbe in Italia». Le operazioni saranno fatte in primis con mezzi propri e in piccola parte tramite debito bancario.
Xenon sta poi lavorando a 4 acquisizioni per un totale di oltre 150 milioni di euro di Enterprise Value con lo scopo di sviluppare la piattaforma Rinovha specializzata nel trattamento e recupero di rifiuti industriali pericolosi e non. Ora la società registra ricavi attorno a 180 milioni di euro con un ebitda margin oltre il 20%. Le operazioni sono attese per il primo semestre 2026. «Ci permetteranno di passare a 300 milioni di ricavi. Come da nostra prassi, tutti gli imprenditori che apporteranno la loro società entreranno nel gruppo come soci di minoranza», riprende Prestigiacomo. Nelle quattro operazioni avrà un ruolo importante Banco Bpm che ha sostenuto – anche attraverso Banca Akros - Xenon nell’opa su Eles. «L’idea di aggiungere altre quattro realtà alla piattaforma esistente Rinovha, ragiona Prestigiacomo, «è legata al fatto che ci serve avere una copertura ampia e un numero più elevato di codici Cer autorizzati – Catalogo Europeo dei Rifiuti - per stoccare e trattare più tipologie possibili di rifiuti». Le società si concentrano per lo più in Nord Italia così come quelle che saranno acquisite a breve. (riproduzione riservata)