Sei mesi dopo il terremoto Deepseek, il mondo dell’intelligenza artificiale guarda al rilascio – in versione open source – di un’altra piattaforma cinese: Ernie. L’AI sviluppata da Baidu dal 30 giugno 2025 sarà accessibile a tutti.
Il modello di ragionamento Ernie X1 è stato lanciato dal gruppo cinese Baidu a marzo 2025, già con l’intenzione di renderlo open source tre mesi dopo. Secondo Baidu, Ernie può offrire «prestazioni pari a quelle di DeepSeek R1 a metà del costo» e possiede «migliori capacità di comprensione, pianificazione, riflessione ed evoluzione».
La scelta di rendere il modello accessibile a tutti accomuna Baidu ad altri big della tecnologia asiatica come Alibaba, DeepSeek e Tencent, mentre alcuni protagonisti dell’intelligenza artificiale occidentale hanno scelto di mantenere a pagamento le loro AI. È il caso di OpenAI, creatore di ChatGpt, ma anche di Google e Anthropic. Un approccio open source, negli Stati Uniti, è stato invece adottato da Meta e Ibm.
«Non si tratta solo di una questione che riguarda la Cina. Ogni volta che un importante sviluppatore rende open source un modello potente, alza il livello dell’intero settore», spiega Sean Ren, professore associato di informatica presso la University of Southern California, a Cnbc. In questo modo aumenta la pressione sui provider come OpenAI e Anthropic, che devono giustificare il costo elevato e le limitazioni dei loro modelli chiusi.
I clienti chiedono «costi inferiori, prestazioni migliori e supporto per la loro lingua o regione», aggiunge Ren. «Questi vantaggi derivano spesso dai modelli aperti che offrono agli sviluppatori e ai ricercatori maggiore libertà».
La strategia di Baidu è vista da alcuni analisti come una dichiarazione di guerra sui prezzi. Alec Strasmore, fondatore della società di consulenza Epic Loot, descrive la decisione come una «molotov» lanciata nel mondo dell’AI. E che la battaglia si combatta sul prezzo lo ha dimostrato il caso Deepseek. Quando la piattaforma cinese ha dichiarato performance comparabili a quelle dei modelli americani con un budget molto più ridotto, di soli 10 milioni di dollari, ha innescato una bufera che ha travolto i titoli delle big tech.
In più, la mossa di Baidu potrebbe ampliare la presenza dell’AI cinese a livello globale, anche se alcuni esperti avvertono che le aziende occidentali potrebbero essere riluttanti ad adottare Ernie per timori legati alla sicurezza dei dati.
L’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, di recente ha ammesso che l’approccio open source potrebbe essere inevitabile per rimanere competitivi. Durante un’audizione al Senato degli Stati Uniti, Altman ha confermato che anche OpenAI sta lavorando a un modello open source, ma il rilascio - inizialmente previsto a giugno 2025 - è stato posticipato alla fine dell’estate. (riproduzione riservata)