Nessun attacco imminente al Venezuela (nonostante l’esercito schierato nei Caraibi), un invito al Pentagono a testare le proprie armi nucleari perché «altri Paesi lo stanno facendo» e un ordine al Dipartimento della Difesa a preparare una possibile azione militare in Nigeria. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato indicazioni nel fine settimana su alcune delle questioni di politica estera più delicate del momento.
Dai rapporti con il vicino Venezuela, con il quale si teme un’escalation, fino alle relazioni sempre tese con Cina e Russia. Poi, ancora, l’Ucraina, alla quale Trump ha detto di non essere disposto a inviare i missili Tomahawk (missili da crociera a lungo raggio), almeno per il momento. E la Nigeria, accusata di non fare abbastanza per arginare la violenza contro i cristiani.
Il tycoon ha ordinato al Pentagono di riprendere immediatamente i test sulle armi nucleari «su una base di parità» con gli altri Paesi. «La Russia sta testando» le proprie capacità nucleari «e anche la Cina, ma non ne parlano. Noi siamo una società aperta, siamo diversi, e ne parliamo», ha detto Trump.
«Abbiamo più armi nucleari di qualsiasi altro Paese. E penso che dovremmo fare qualcosa per la denuclearizzazione», ha aggiunto il presidente. «Ne ho discusso sia con il presidente Putin che con il presidente Xi. Abbiamo abbastanza armi nucleari da far saltare in aria il mondo 150 volte. La Russia ha molte armi nucleari, e la Cina ne avrà molte».
Trump ha sottolineato che gli Usa devono testare le proprie armi nucleari «perché bisogna vedere come funzionano. E il motivo per cui dico di testare è perché la Russia ha annunciato che avrebbe fatto un test. La Corea del Nord fa test costantemente e anche altri Paesi lo stanno facendo. Siamo l’unico Paese che non fa test e io non voglio essere l'unico Paese che non le testa».
Per quel che riguarda, invece, il Venezuela, Trump ha escluso un conflitto imminente. «Non credo» che dichiareremo guerra al Venezuela, «ma ci hanno trattato molto male, non solo con la droga, hanno scaricato nel nostro Paese centinaia di migliaia di persone che non volevamo, persone dalle prigioni, hanno svuotato le loro prigioni nel nostro Paese. Hanno anche svuotato i loro istituti psichiatrici e i loro manicomi negli Stati Uniti», ha dichiarato in un’intervista al programma 60 Minutes di Cbs.
Tuttavia, gli Stati Uniti hanno radunato le loro forze militari nei Caraibi nelle ultime settimane. L’esercito statunitense ha colpito e distrutto almeno nove imbarcazioni nelle acque al largo del Venezuela, uccidendo più di trenta presunti trafficanti di droga. Caccia F-35, otto navi da guerra statunitensi e circa 10 mila soldati statunitensi sono ora presenti nei Caraibi. Il Pentagono ha anche recentemente inviato nella regione il Gerald R. Ford Carrier Strike Group.
Trump ha però rifiutato di commentare sulla possibilità di attacchi via terra. «Non glielo dico. Non sono propenso a dire che lo farei. Non dirò cosa farò con il Venezuela, se lo farò o se non lo farò», ha detto rispondendo alla giornalista di Cbs. Aggiungendo, però, che il presidente venezuelano Nicolas Maduro «ha i giorni contati».
Il Venezuela è «un disastro», ha ribadito Trump. «Ha delle gang come Tren de Aragua, la più feroce del mondo. Tagliano le mani alla gente se chiama la polizia. Questi sono animali». (riproduzione riservata)