Donald Trump torna a minacciare l'Europa. Il presidente eletto degli Stati Uniti ha dichiarato venerdì che l’Unione Europea deve acquistare petrolio e gas statunitensi per colmare il suo «tremendo deficit» con la più grande economia al mondo oppure affrontare dazi doganali.
«Ho detto all'Unione Europea che deve colmare il suo deficit enorme con gli Stati Uniti attraverso l'acquisto su larga scala del nostro petrolio e gas», ha scritto Trump in un post su Truth Social. «Altrimenti, saranno dazi doganali ovunque!!!», ha aggiunto.
Gli Stati Uniti sono il più grande produttore mondiale di petrolio e il maggior esportatore di gas naturale liquefatto (gnl). Gli acquirenti di gas naturale liquefatto, tra cui l'Ue e il Vietnam, hanno già discusso la possibilità di acquistare più combustibile dagli Stati Uniti, in parte per evitare la minaccia di tariffe.
Trump ha minacciato di imporre dazi contro Paesi come la Cina, il Canada e il Messico, concentrandosi in particolare sulle nazioni che hanno deficit commerciali con gli Stati Uniti. L'Europa è già la principale destinazione per il gas naturale liquefatto americano, con più della metà delle consegne dirette nel Vecchio Continente lo scorso anno. Gli Stati Uniti sono, inoltre, diventati un esportatore di petrolio importante nell'ultimo decennio, inviando le varietà cosiddette leggere e di densità media in Canada, oltre che nei Paesi europei e asiatici.
Le politiche proposte da Trump in materia di dazi, tagli alle tasse e grandi spese sono parte del motivo per cui la Fed è diventata cauta sull'allentamento delle politiche il prossimo anno. I mercati ora vedono meno di due tagli dei tassi di interesse nel 2025, fino a un tasso terminale del 3,9%, molto più alto rispetto a qualche mese fa. Gli investitori sono anche un po' allarmati dal fatto che neppure i repubblicani siano fan dei piani di forte spesa di Trump, con il governo degli Stati Uniti che rischia un potenziale shutdown domani, 21 dicembre, se non si interviene.
Questa prospettiva ha avuto un forte impatto sul mercato obbligazionario con i rendimenti dei Treasury Usa 10 anni balzati di 40 punti base nelle ultime due settimane per superare il livello chiave del 4,5% (4,55% oggi, 20 dicembre) per la prima volta da maggio.
Anche il mercato delle materie prime ha subito un duro colpo a causa del dollaro forte (cambio euro/dollaro a 1,037, +0,23%) dopo che la Fed ha segnalato mercoledì un minor numero di tagli ai tassi di interesse per il prossimo anno, rendendo il petrolio più costoso per molti acquirenti. I prezzi del greggio scendono con il Wti a 69,05 dollari al barile (-0,26%) e il Brent a 72,53 dollari al barile (-0,48%). Si salva l’oro: +0,31% a 2.616 dollari l'oncia.
«È chiaro quanto le banche centrali si stiano preoccupando della geopolitica e dell'incertezza nel 2025», ha dichiarato a Reuters James Rossiter, responsabile della strategia macro globale di TD Securities. «In definitiva, l'incertezza rimarrà alta, gli shock politici significativi e i mercati si contorceranno e si rivolteranno potenzialmente più che nel recente passato. Il 2025 sarà una corsa». (riproduzione riservata)