Le rinnovate minacce di Donald Trump sull’imposizione di nuovi dazi e l’avvento di una nuova guerra commerciale preoccupano la Cina. A risentirne mercoledì 8 gennaio sui mercati è la valuta cinese, il renminbi, che è sceso a 7,3316 dollari americano. Il livello è il più basso da settembre 2023, al di sotto della quota giornaliera stabilita da Pechino che definisce a quale range la valuta può essere scambiata. Secondo gli esperti di Ubs «lo yuan subirà una pressione al ribasso, non solo a causa degli aumenti dei dazi, ma anche per un dollaro notevolmente più forte. Nonostante queste sfide, crediamo che il governo sia determinato e capace di gestire un deprezzamento relativamente moderato».
Pechino deve dimostrarsi forte in vista dell’arrivo dei dazi di Trump, anche se l’economia del Dragone è frenata dalla deflazione, da una crisi immobiliare che ha spazzato via 18.000 miliardi di dollari di ricchezza delle famiglie e da un indebitamento che si avvicina al 300% del pil. Il sentiment, soprattutto nel mercato valutario, è appesantito dall’imminente insediamento del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump, il calendario per il prossimo 20 gennaio, soprattutto dopo che nei giorni scorsi ha smentito i rumors di stampa, che suggerivano un passaggio a una posizione meno aggressiva sui dazi. Già in precedenza Trump aveva dichiarato che avrebbe potuto imporre tariffe del 60% sui prodotti cinesi importati negli Stati Uniti, il che potrebbe interrompere quasi del tutto i flussi commerciali.
Mercoledì 8 gennaio il governo di Xi Jinping ha anche pubblicato una versione aggiornata delle misure politiche volte a incrementare i consumi, attraverso l’ammodernamento delle attrezzature e sussidi alla permuta. Le nuove politiche aumentano, ad esempio, il sussidio per l’acquisto di un veicolo nuovo e sostenibile da 60.000 a 80.000 yuan, più ampi anche gli sforzi per applicare tassi di interesse scontati sui prestiti per il rinnovo delle attrezzature e per implementare i sussidi per l’acquisto di nuovi prodotti digitali come i telefoni cellulari.
La Cina ha già emesso 81 miliardi di yuan in fondi per il programma di permuta di quest’anno e i dettagli arriveranno nella riunione parlamentare annuale che si terrà a marzo. L’importo totale per il 2025 dovrebbe superare quello dell’anno scorso, che era di 150 miliardi di yuan in obbligazioni ultra-lunghe per sussidi di permuta di beni obsoleti con quelli nuovi e altri 150 miliardi di yuan per gli aggiornamenti delle attrezzature. (riproduzione riservata)