La Serie A si oppone a una legge che modifichi i diritti tv. Dopo le rivelazioni di milanofinanza.it sulla bozza del disegno di legge delega sui diritti televisivi, visionata in anteprima, la Lega Serie A ha espresso «con fermezza» il proprio stupore e la contrarietà rispetto a una riforma, che – se approvata – cambierebbe in modo sostanziale il sistema di assegnazione e ripartizione dei diritti audiovisivi sportivi in Italia.
«All’esito del Consiglio di Lega svoltosi oggi, il Presidente Ezio Simonelli, a nome della Lega Serie A, manifesta con fermezza il proprio stupore per aver appreso, solamente tramite gli organi di stampa, di una riforma del sistema di vendita dei diritti audiovisivi che riguarda direttamente le sue associate», si legge in una nota diffusa dalla Lega, che lamenta l’assenza di qualsiasi interlocuzione preventiva con il governo, e respinge al mittente l’ipotesi di un aumento della cosiddetta mutualità esterna.
In particolare, la Serie A critica la possibilità che una quota maggiore delle risorse derivate dalla vendita dei diritti tv venga destinata a favore delle categorie inferiori, sottolineando come già oggi il 10% venga devoluto a tale scopo. «Ulteriori sottrazioni di risorse – scrive la Lega – metterebbero a rischio lo sviluppo e la sostenibilità del massimo campionato».
Come anticipato da milanofinanza.it, la bozza del nuovo ddl – attesa tra l’11 e il 12 giugno sul tavolo del Consiglio dei Ministri – prevede la possibilità di assegnare i diritti tv in esclusiva a un singolo operatore, superando il modello attuale basato sul principio del «no single buyer», introdotto con la legge Melandri. Una modifica che, se approvata, consentirebbe una svolta significativa rispetto al modello che negli ultimi anni ha visto la coesistenza tra Sky e Dazn nella trasmissione delle partite di Serie A.
Il testo in bozza introduce anche nuove linee guida per la ripartizione dei proventi tra i club: una quota «prevalente e comunque superiore al 50%» sarà distribuita in modo egualitario, una parte sarà calcolata sul merito sportivo e un’ulteriore porzione in base alla formazione e all’utilizzo di giovani italiani. Scompaiono invece dai criteri di ripartizione i riferimenti a dati come l’audience tv o la presenza negli stadi.
Nella sua nota, infine, la Lega Serie A ribadisce «con enorme preoccupazione» la gravità del fenomeno della pirateria audiovisiva, con danni economici stimati in oltre 300 milioni di euro l’anno. «La pirateria uccide il calcio», conclude il comunicato. (riproduzione riservata)