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Dillo all’IA, breve seduta con la psicanalisi «generativa»
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Dillo all’IA, breve seduta con la psicanalisi «generativa»

di Francescopaolo Tarallo
23 maggio 2025, 08:00

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Per sfogarsi, aiutarsi nei momenti di panico, o anche solo verbalizzare i propri pensieri. A che cosa possono servire realmente le nuove app di intelligenza artificiale applicata al benessere mentale

L’IA sta diventando una compagna sempre più diffusa e consultata nelle attività di tutti i giorni. Finora l’abbiamo vista all’opera soprattutto per scrivere testi, automatizzare compiti ripetitivi o rispondere a domande complicate. Ma emerge anche un nuovo uso, più personale, delicato e, per certi versi, rischioso: la cura di sé e, in particolare, quella del proprio benessere, fisico e mentale. Un progresso che descrive molto bene l’evoluzione del rapporto con le tecnologie (e con i nostri simili): non più strumenti, ma alleati. Anche emotivi.

Accanto alle app più conosciute e già consolidate sul mercato, si stanno moltiplicando ora le soluzioni offerte a chi ha bisogno di ascolto e supporto o semplicemente di uno spazio di registrazione delle proprie emozioni e di raccolta dei dati sulla salute mentale. Alcune si basano su modelli generativi evoluti, capaci di cogliere sfumature linguistiche ed emotive, altre su sistemi più semplici, ma ben congegnati. L’obiettivo comune è offrire uno spazio sicuro in cui parlare, riflettere, respirare, e, se possibile, migliorarsi e trovare sollievo.

L'ultima, e tra le più promettenti novità, scaricabile dai principali app store si chiama Yuna – Therapeutic Companion (www.yuna.ai). Si tratta di un’app americana ancora poco nota in Italia; si presenta come una sorta di coach emotivo, progettato per intervenire quando si sente la necessità di ricevere un supporto. La particolarità di Yuna è che non si limita a far compilare diari dell’umore o a proporre meditazioni: invita a parlare a voce alta, e risponde in maniera calma ed empatica, simulando un dialogo. Il tutto è basato su tecniche validate di psicoterapia (come la CBT, terapia cognitivo-comportamentale, e la DBT, terapia dialettico-comportamentale) e su modelli di IA di tipo conversazionale, addestrati per riconoscere emozioni, riformulare pensieri e stimolare riflessioni. 

Dillo all’IA, breve seduta con la psicanalisi «generativa»

L’esperienza non è quella che si può avere con un chatbot testuale: Yuna offre la possibilità di una conversazione vocale guidata, con tanto di pause, domande e feedback calibrati in tempo reale. Non sostituisce una terapia tradizionale naturalmente, ma può essere utile a chi non vi può avere accesso o, semplicemente, desidera un confronto immediato e continuo. L’impressione, per chi la usa, è quella di poter verbalizzare in modo spontaneo ciò che si sente, senza giudizi, con la sensazione che davvero «qualcuno» stia ascoltando. Potremmo definirla un diario interattivo? Una forma di compagnia emotiva?

In ogni caso, Yuna è una delle soluzioni più avanzate oggi disponibili per chi vuole avvicinarsi all’auto-aiuto in modo più naturale. Ma non è l’unica perché soluzioni simili si stanno diffondendo rapidamente. Tra queste c’è Mentat AI, un'app pensata soprattutto per chi vive situazioni e picchi di crisi acuta. La particolarità dell’app, disponibile anche in italiano, è il «panic button» da attivare nei momenti di forte stress, attacchi di ansia o episodi psicotici, che avvia una serie di esercizi guidati, basati su tecniche di respirazione, rilassamento e ristrutturazione cognitiva. La grafica è minimalista ma funzionale, progettata per agire in tempo reale sull'ansia. Al momento non offre un'esperienza conversazionale, ma solo testuale. Ha il pregio della rapidità e dell'accessibilità e offre una misurazione quotidiana degli stati d’animo.

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MindHealth, disponibile anche in italiano, si rivolge invece a chi desidera un percorso più strutturato (www.mind-health.app/it/). Ispirata ai principi della terapia cognitivo-comportamentale, propone esercizi quotidiani, riflessioni guidate, monitoraggi dell'umore e suggerimenti pratici per affrontare pensieri negativi ricorrenti. Non ha una funzione vocale o empatica, ma fornisce contenuti chiari e accessibili. È pensata per un pubblico che organizza meticolosamente il proprio tempo e dedica momenti della giornata all'autosservazione e alla cura di sè. 

CareMind è un progetto più complesso e ancora in fase di sviluppo, nato da una collaborazione tra startup tecnologiche e centri di ricerca in ambito medico (digitalmedicine.it). A differenza delle altre, non si configura come un'app già disponibile negli store, ma come una piattaforma in evoluzione, orientata all'integrazione tra il supporto psicologico e il monitoraggio clinico. Obiettivo del progetto è permettere a pazienti con disturbi dell'umore, del sonno o dell'attenzione di accedere a strumenti digitali per l'autogestione, in sinergia con medici e terapeuti.

Tra le novità merita una menzione Be Our Best (www.beourbest.eu/s/), app italiana più generalista, che offre un’esperienza più umana, ma mediata dalla tecnologia. L’app cerca di creare un ecosistema per il benessere psico-fisico, mettendo in rete professionisti di diversa estrazione (nutrizionisti, coach, psicologi, personal trainer) e fornendo all’utente un punto di accesso unico per seguire piani personalizzati. L’intelligenza artificiale qui ha un ruolo marginale, di gestione più che di intervento diretto: aiuta a incrociare dati, suggerire percorsi, evitare ridondanze. È un’app pensata per chi vuole sentirsi seguito, ma non cerca per forza un confronto diretto con un’AI.

Se queste sono le novità più recenti e, per certi versi, ancora acerbe, Wysa e Youper sono le app più note e scaricate. Si tratta di chatbot testuali che propongono esercizi di consapevolezza, tecniche psicologiche di base, e un sistema di tracciamento dell’umore. Funzionano da anni, e per molti utenti sono il punto di riferimento del supporto mentale digitale. Radicata è anche MindDoc che si presenta come un diario interattivo per monitorare l’andamento emotivo e ricevere suggerimenti. Rispetto alla più recenti evoluzioni, queste piattaforme pionieristiche sono molto facili da usare, pensate per garantire compagnia e offrire delle routine virtuose nei momenti di difficoltà. Funzionano bene per chi cerca uno strumento leggero e quotidiano, ma spesso si fermano a un livello superficiale. In genere, la personalizzazione reale è scarsa e la conversazione resta più rigida e meno capace di capire la situazione e di adattarsi all’interlocutore umano.

Una precisazione finale più che doverosa: nessuno di questi strumenti, neanche i più complessi e aggiornati, può sostituire la psicoterapia e nessuno infatti si propone come risolutivo. La loro presenza discreta, costante e a portata di mano, per qualcuno, però, è già diventata irrinunciabile. E se da questo ne deriva un beneficio, è già qualcosa.



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