Il Parlamento Europeo approva la risoluzione sul rafforzamento militare dell’Ue. Il testo sul Libro Bianco (il programma sul futuro della difesa europea che la Commissione presenterà nei prossimi giorni) è passato con 419 voti a favore, 204 contrari e 46 astenuti. Dagli eurodeputati è arrivato un invito ad agire con urgenza e garantire la sicurezza dell’Unione. L’Europarlamento ha chiesto poi che le risposte ai rischi esterni siano «simili a quelle in tempo di guerra» e «ha accolto con favore il piano ReArm Europe» della presidente Ursula von der Leyen.
I deputati europei hanno proposto inoltre di «introdurre un sistema di obbligazioni europee per finanziare investimenti militari su larga scala e di fare ricorso ai coronabond inutilizzati, a integrazione del ReArm Europe». Infine hanno invitato «la Banca Europea per gli Investimenti (Bei) a investire più attivamente nell’industria militare europea grazie all’abolizione delle restrizioni al finanziamento della difesa».
Tra i partiti italiani sono emerse visioni diverse sulla risoluzione, maggioranza compresa. La Lega si è espressa contro insieme a M5S e Alleanza Verdi e Sinistra. A favore invece Fratelli d’Italia e Forza Italia. Diviso il Pd, con 11 astensioni e 10 sì. Lucia Annunziata risultava a favore ma ha fatto correggere in astensione.
Il voto in ogni caso non era vincolante perché il piano di von der Leyen si basa sull’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (Tfue), che permette di escludere l’Europarlamento dall’iter come era già successo per Next Generation Eu. La scelta della Commissione ha sollevato perplessità anche nel partito della presidente.
«L’Unione europea di difesa è per difendere la nostra democrazia», commenta il presidente del gruppo Manfred Weber. «È necessaria una legittimità ancora più democratica del processo. Il Parlamento deve essere pienamente coinvolto. Bypassarlo con l’articolo 122 è un errore. La democrazia europea si regge su due pilastri: i cittadini e gli Stati membri. Abbiamo bisogno di entrambi per la nostra sicurezza».
Oltre al piano di riarmo, l’Europarlamento ha votato un testo non vincolante sul sostegno all’Ucraina. Anche questa volta è arrivato il via libera con 442 voti a favore, 98 contrari e 126 astensioni. L’Eurocamera ha affermato che «l’Ue è ora il principale alleato di Kiev dopo l’apparente cambio di posizione degli Usa» e ha criticano fermamente la scelta di Donald Trump «di rappacificarsi con la Russia», chiedendo di «aumentare in modo significativo il sostegno militare a Kiev».
Di qui l’invito agli Stati Uniti a riprendere l’assistenza militare e la condivisione delle informazioni a Kiev, più il sostegno a un accordo sul cessate il fuoco di 30 giorni. In questo caso, però, Fratelli d’Italia si è astenuto per rimarcare la distanza da un testo che non tiene conto delle novità delle scorse ore (Usa e Ucraina hanno raggiunto un accordo sulla tregua e ora attendono la risposta della Russia) e rischia «di scatenare odio verso gli Usa invece di aiutare l’Ucraina», spiega Nicola Procaccini, co-presidente di Ecr, il gruppo di cui fa parte FdI.
Con gli Usa è in atto uno scontro sui dazi. Il 12 marzo sono partite le tariffe americane del 25% su acciaio e alluminio, che hanno colpito anche l’Ue. La Commissione ha annunciato misure proporzionate per rispondere, mantenendo comunque la porta aperta per trattare.
«Dobbiamo agire in modo deciso, coraggioso e unito. L’Europa non farà marcia indietro e, pertanto, sosteniamo le contromisure della Commissione per proteggere i nostri lavoratori e la nostra economia. Tuttavia, accanto a una risposta ferma e proporzionata contro questa decisione ingiustificata degli Stati Uniti, la Commissione deve anche adottare una strategia europea solida per sostenere le nostre industrie e rafforzarne la competitività globale», commenta l’eurodeputato Brando Benifei (Pd).
«Se non rafforziamo le nostre industrie dell’acciaio e dell’alluminio, rischiamo danni a lungo termine, che causerebbe al contempo l’invasione di importazioni a basso costo e ad alte emissioni nel mercato interno provenienti da paesi terzi. L’Ue già produce acciaio pulito e sostenibile e, promuovendo ulteriormente la produzione europea, possiamo contribuire ad affrontare il problema della sovraccapacità globale garantendo al contempo la resilienza delle nostre industrie». (riproduzione riservata)