«Abbiamo bisogno di un’impennata nella difesa europea. E ne abbiamo bisogno ora prima di tutto per colmare con urgenza le lacune nelle forniture militari all’Ucraina, che necessita di solide garanzie di sicurezza. Ma la resa dei conti riguarda anche l’Europa e la sua sicurezza. Putin ha dimostrato più volte di essere un vicino ostile. Non ci si può fidare di lui, può solo essere scoraggiato». La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, chiede sostegno al Parlamento Europeo per il suo piano da 800 miliardi per riarmare l’Ue.
«Vorremmo tutti vivere in tempi pacifici. Ma sono convinta che, se scateniamo il nostro potere industriale, possiamo ripristinare la deterrenza contro chi cerca di farci male. Oggi molte illusioni sono state infrante. Dopo la Guerra Fredda alcuni credevano che la Russia potesse essere integrata in Europa, mentre altri speravano che potessimo contare all’infinito sulla protezione degli Usa. Così abbiamo abbassato la guardia e tagliato i nostri fondi per la difesa da una media di oltre il 3% a meno della metà. Il Cremlino invece sta investendo più di tutta l’Ue se consideriamo la spesa militare in termini reali».
I fondi previsti dal piano di riarmo europeo arriveranno per 150 miliardi da nuove forme di debito comune. «Il Consiglio Europeo ha approvato la nostra proposta per un nuovo strumento finanziario, Security Action for Europe (Safe)», spiega von der Leyen.
«Offriamo agli Stati fino a 150 miliardi in prestiti da investire in ambiti di capacità strategica selezionati, dalla difesa aerea ai droni, dagli abilitatori strategici al cyber, in modo da massimizzare l’impatto degli investimenti. Questi prestiti dovrebbero finanziare gli acquisti dai produttori europei per rafforzare la nostra industria della difesa. I contratti dovrebbero essere pluriennali per dare all’industria prevedibilità. E infine ci dovrebbe essere un focus sugli appalti congiunti che garantiranno velocità e scala».
Altri 650 miliardi arriveranno grazie alla maggiore flessibilità concessa dalla Commissione sulle regole del Patto di Stabilità. «Oggi spendiamo poco meno del 2% del nostro pil per la difesa e le analisi concordano sul fatto che dobbiamo andare oltre il 3%. Ma il bilancio europeo raggiunge solo l’1% del nostro pil, quindi è ovvio che la maggior parte dei nuovi investimenti può provenire solo dagli Stati membri», afferma la presidente.
«Ecco perché stiamo attivando la clausola di salvaguardia nazionale prevista dalle nostre nuove regole fiscali, strumento che dovrà essere usato in modo controllato, vincolato e coordinato. Così gli Stati membri potrebbero mobilitare fino a 650 miliardi in quattro anni, aggiungendo l’1,5% del pil. È una cifra enorme. E tuttavia il Consiglio europeo ci ha incaricato di esplorare ulteriori misure per facilitare la spesa per la difesa garantendo al contempo la sostenibilità del debito».
Uno dei principali timori dell’Italia, che per tenere i conti in regola ha chiesto di mobilitare risorse private e sfruttare l’effetto leva generato da forme di garanzia europee.
Ulteriori risorse arriveranno dalla Banca Europea degli Investimenti (Bei) e dai fondi di coesione. L’ultima ipotesi però non ha convinto il governo di Giorgia Meloni. «È una possibilità che offriamo agli Stati membri, che potranno reindirizzare parte dei loro fondi non impegnati sui progetti legati alla difesa. È su base volontaria per chi vorrà fare un ulteriore sforzo, e spetterà al Parlamento e al Consiglio decidere su questa opzione aggiuntiva», dichiara von der Leyen.
«Per lo stesso motivo ReArm Europe include anche misure per mobilitare investimenti privati, con la Bei e la nostra imminente Unione per il risparmio e gli investimenti. Tutto ciò avrà ricadute positive anche per l’economia e la competitività. Saranno necessarie nuove fabbriche e linee di produzione, che creeranno buoni posti di lavoro in Europa. La spinta agli investimenti si farà sentire ben oltre la difesa, dall’acciaio allo spazio, dalle grandi aziende di trasporto alle innovative startup per l’AI. Insieme abbiamo le dimensioni per scoraggiare i Paesi ostili. Abbiamo il potere economico. E ora, finalmente, abbiamo anche la volontà politica». (riproduzione riservata)