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Antonio Tajani, ministro degli Esteri
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Rutte alla vigilia del vertice Nato: pronti a soffrire e a morire insieme se necessario

23 giugno 2025, 12:40 Ultimo aggiornamento: 16:23

Il segretario generale dell’Alleanza si dice in disaccordo con chi considera l’attacco degli Usa all’Iran come in contrasto col diritto internazionale. Teheran è obbligata a rispettare il Trattato di non proliferazione nucleare

Obiettivo 5% per la difesa più vicino. «L’Italia ha un ruolo importante nella Nato e nell’occidente. Abbiamo preso degli impegni, quello del 2%. Andremo avanti nella discussione per vedere che tipo di interventi fare, ma avendo ottenuto sia un prolungamento dei termini, sia una flessibilità, credo che potremo entro il 2035 raggiungere l’obiettivo del 5%, perché deve essere una spesa non solo per la difesa, ma anche per la sicurezza», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivando al Consiglio Ue Affari esteri.

Dal canto suo l’ambasciatore americano alla Nato Matt Whitaker in un briefing con la stampa alla vigilia del summit della Nato all’Aia ha ribadito la necessità di «raggiungere il 5% il prima possibile». «I nostri avversari non aspetteranno che siamo pronti», ha aggiunto precisando che ci saranno rapporti regolari sulla crescita della spesa e che gli alleati si controlleranno l’un l’altro.

Le parole di Rutte

È difficile immaginare un momento più delicato per l’apertura del summit Nato, che prenderà ufficialmente il via martedì 24 giugno all’Aia, ma che già oggi entra nel vivo con la conferenza stampa del segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte

Tutti gli alleati della Nato sono pronti a «combattere insieme e, se necessario, soffrire e morire insieme», ha detto Rutte, in risposta a una domanda sul recente scontro con la Spagna, che aveva contestato l’obiettivo di spesa del 5% del pil. «All’interno della Nato c’è un forte consenso sul fatto che, in questo momento, se la Russia ci attaccasse, la nostra reazione sarebbe devastante. E i russi lo sanno, ma c’è grande preoccupazione in molti ambienti della Nato», ha detto Rutte confermando la presenza del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, al summit che prenderà le mosse domani.

La Nato sta inviando «un chiaro segnale di domanda» a cui l’industria della difesa deve rispondere rapidamente, «perché c’è un bisogno urgente, ma c’è anche un enorme vantaggio nell’aumentare la nostra produzione di difesa», ha aggiunto il segretario generale della Nato, evidenziando che aumentare la spesa sulla difesa avrebbe anche un enorme impatto economico per le società. «Investendo di più e producendo di più, costruiamo una Nato più forte, il risultato è anche una Nato più equa». Rutte si è detto in disaccordo poi con chi considera l’attacco degli Usa in Iran come in contrasto col diritto internazionale. Gli alleati della Nato «hanno concordato da tempo che l’Iran non può avere la bomba atomica ed è obbligato a rispettare il Trattato di non proliferazione nucleare». 

L’Europa verso il vertice Nato

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, insieme ai leader degli altri 31 Paesi membri – inclusa la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni – si riunirà per un vertice che potrebbe rivelarsi storico. Lo stallo provocato dal veto della Spagna è stato superato e si sarebbe trovata un’intesa alla Nato per i target di spesa al 5%. Tuttavia, non mancano le divergenze tra gli alleati.

Il contesto è complesso, anche se la Nato ha mostrato coesione durante anni difficili. L’unità si è rafforzata soprattutto dopo i recenti attacchi mirati statunitensi, operazione Midnight Hammer, che hanno colpito siti nucleari iraniani a Fordow, Natanz ed Esfahan. Al tempo stesso, anche il cosiddetto «asse dello sconvolgimento» – termine coniato dai geopolitologi Fontaine e Kendall-Taylor per descrivere l’alleanza tra Iran, Russia, Cina e Corea del Nord – è stato messo sotto pressione.

Di fronte alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina nel 2022, l’Alleanza ha retto, mostrando una compattezza insperata. Ma ora la sfida si gioca anche sul fronte interno, in particolare sulle spese militari. Trump, fin dal suo primo ingresso alla Casa Bianca, ha chiesto con insistenza un maggiore impegno finanziario da parte degli alleati. Nei giorni scorsi sembrava esserci un’intesa, rafforzata dall’ottimismo di Rutte: i Paesi europei e il Canada si sarebbero allineati agli Usa, impegnandosi a investire proporzionalmente di più nella difesa.

Tuttavia, la Spagna ha messo un freno, respingendo il nuovo obiettivo Nato del 5% del pil (3,5% in spesa militare diretta e 1,5% in infrastrutture), giudicandolo «irragionevole». Trump resta fermo su quel numero. Va ricordato però che le decisioni Nato si basano sul consenso di tutti i 32 membri. Secondo alcune fonti raccolte da Askanews, un compromesso potrebbe comunque essere raggiunto al termine del vertice, con la posizione di Madrid ancora oggetto di negoziato. (riproduzione online)



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