L’Unione europea sta valutando la possibilità di un secondo programma di prestiti per la difesa, dopo che il primo da 150 miliardi di euro è stato completamente sottoscritto dagli Stati membri. Lo riporta Bloomberg, secondo cui a Bruxelles si starebbe già ragionando su come riallocare eventuali fondi residui e su un possibile nuovo round di finanziamenti, che potrebbe assumere nuovamente la forma di un maxi prestito europeo.
Il confronto è, però, ancora in una fase preliminare. La Commissione europea è infatti impegnata nella distribuzione le risorse del programma attuale, denominato Safe, ed è possibile che alcuni miliardi rimangano inutilizzati. Non si tratta, però, di mancate richieste, ma di un normale scarto legato alla sottoscrizione dei contratti finali.
Prima di ipotizzare un secondo pacchetto, comunque, l’esecutivo europeo attenderà l’impiego competo dei fondi e farà un bilancio del meccanismo, valutando così la fattibilità di un eventuale Safe 2.0.
Safe è stato creato per incentivare gli acquisti congiunti nel settore della difesa e facilitare la circolazione di equipaggiamenti militari all’interno dell’Unione. La risposta degli Stati membri, anche in scia al contesto geopolitico, è stata rapida: le capitali europee hanno presentato richieste complessive per circa 190 miliardi di euro, a fronte di un plafond fissato a 150 miliardi.
Finora la Commissione ha approvato i piani di spesa di 19 Paesi, tra cui l’Italia, mentre tre Stati sono ancora in fase di valutazione. «La Commissione sta attualmente esaminando i piani nazionali Safe dei tre Stati membri rimanenti», ha spiegato il portavoce Thomas Regnier, precisando che «al momento non è il caso di speculare su un possibile secondo fondo».
Il tema sarà probabilmente al centro dell’agenda politica dei prossimi giorni: mercoledì 11 febbraio i ministri della Difesa dell’Unione europea si riuniranno a Bruxelles (in occasione del Consiglio Affari Esteri) mentre il giorno successivo, sempre nella capitale belga, è in programma il vertice dei ministri della Difesa della Nato. Due appuntamenti ravvicinati che potrebbero dare impulso al confronto su risorse, strumenti comuni e ruolo dell’Europa nella propria sicurezza. (riproduzione riservata)