Nuovo record storico dell'indice europeo Stoxx Aerospace & Defense a quota 2.838,65 punti. In chiusura ha registrato un progresso dell’1,39% a 2.837,66 punti per le rinnovate tensioni geopolitiche in Ucraina e in Medio Oriente che hanno sostenuto tutti i titoli del comparto europeo della difesa: Leonardo +4,55%, Fincantieri +4,99% (nuovo record storico a quota 21,66 euro), Rheinmetall +3,48%, Hensoldt +8,04%, Bae Systems +2,18%, Thales +2,36%, Safran +0,3%, Rolls Royce +0,82%, Saab +5,4%, Dassault Aviation +1,34%. L’unico a stonare è stato Airbus (-0,23%).
A causa dell’escalation in Ucraina e in Medio Oriente con anche gli attacchi alla Global Sumud Flotilla (il 25 settembre alle 8:30 l'informativa del ministro della Difesa, Guido Crosetto, in aula alla Camera) i ministri della Difesa della Nato si incontreranno il prossimo 15 ottobre presso il quartier generale dell'Alleanza atlantica a Bruxelles.
A infiammare ancora di più i corsi dei titoli europei della difesa sono stati anche i commenti del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale parlando a margine dell'assemblea generale dell'Onu, ha aperto alla possibilità che le nazioni della Nato abbattano gli aerei russi che violano lo spazio aereo dei Paesi dell'Alleanza atlantica, precisando, tuttavia, di non essere sicuro che gli Usa aiuterebbero gli alleati. Un bel cambio di direzione, comunque.
«Le dichiarazioni del presidente americano suggeriscono un cambiamento di posizione sull’Ucraina», commenta Mediobanca Research. Infatti, «ha usato un tono nettamente diverso riguardo alla sua posizione per porre fine al conflitto nel Paese. In particolare, ha dichiarato che l’Ucraina dovrebbe essere in grado di riconquistare tutto il suo territorio all’interno dei confini originari. Poi c’è stato un incontro di un’ora con il presidente ucraino Zelensky. Secondo noi, sottolineano un netto allontanamento dalla sua precedente posizione sulla guerra a Kiev. Senza contare che Trump ha detto di sostenere i membri della Nato che abbattano aerei russi se entrano nello spazio aereo alleato».
Il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, chiederà un bilancio Ue più «moderno» non solo per migliorare i collegamenti ferroviari e stradali e le reti energetiche, ma anche la sicurezza delle frontiere esterne con un mercato unico per la difesa, con progetti di armamento comuni.
Al Vertice di Vilnius del 2023, gli alleati della Nato hanno ribadito il loro impegno per la difesa, concordando che destinare il 2% del pil alla difesa fosse un minimo, non un tetto. Di conseguenza, 22 dei 32 membri della Nato hanno raggiunto l’obiettivo del 2% nel 2024 (contro 8 nel 2021). Collettivamente, gli Stati membri europei dell’Alleanza hanno raggiunto l’obiettivo del 2% del pil.
In particolare, Germania, Polonia e Svezia hanno registrato alcuni degli aumenti più significativi nei loro bilanci per la difesa nel periodo considerato. La Germania ha stanziato 100 miliardi di euro per un fondo speciale per il riarmo; la Polonia ha aumentato la spesa per la difesa a circa il 4% del pil nel 2024 e la Svezia ha incrementato la spesa militare dopo aver votato per aderire alla Nato.
Il recente accordo della Nato di approvare un nuovo obiettivo di spesa per la difesa pari al 5% del pil entro il 2035, con almeno il 3,5% destinato alla difesa core, rappresenta un impegno fiscale significativo per gli stati membri. «Nel contesto dei bilanci 2024, stimiamo un deficit cumulativo di circa 375 miliardi di dollari che dovrà essere colmato senza considerare la crescita aggiuntiva del pil. Questa cifra è circa il triplo dell’attuale somma dei bilanci della difesa di Regno Unito e Francia», sottolinea Goldman Sachs.
«Le economie core della Nato, in particolare Regno Unito e Francia, dovranno sostenere una parte consistente di questo onere in termini assoluti. Senza aumenti significativi da parte di questi principali attori europei, l’alleanza nel suo insieme difficilmente raggiungerà l’obiettivo del 3,5% di spesa core per la difesa entro il 2030, o anche il 2035. Date le restrizioni fiscali di questi due Paesi, il nostro scenario base prevede che l’Europa, nel suo insieme, raggiungerà circa il 3% del pil entro il 2030», prevede la banca di investimento americana.
In quest’ottica Goldman Sachs resta positiva sul settore, sebbene le valutazioni elevate richiedano un approccio selettivo. «La geopolitica resta un fattore chiave nel settore e riteniamo che eventuali annunci sull’assetto delle forze statunitensi in autunno potrebbero accelerare le intenzioni di spesa per la difesa in Europa, fungendo, inoltre, da ulteriore catalizzatore per una rivalutazione del settore», spiega la banca d’affari.
Due i rating buy di Goldman Sachs: la britannica Bae Systems (target price a 2.270 pence), un’azienda di qualità con un’elevata capacità di generare cassa, una valutazione ragionevole e ben posizionata per crescere in Europa e Asia. E la tedesca Rheinmetall (target price a 2.200 euro), ben esposta all’aumento della spesa per la difesa in Germania. Inoltre, il management della società è molto proattivo nell’espansione delle capacità produttiva. «La valutazione è elevata, ma non riflette ancora le prospettive di crescita del gruppo nel medio termine», precisa Goldman Sachs.
Invece, la banca d’affari ha un rating sell e un target price a 240 euro sulla francese Thales. Nonostante abbia un’attività di qualità elevata, le divisioni Cyber e Digital «non ci convincono e siamo cauti sulle prospettive di crescita nello spazio. Con una parte significativa delle attività nel business civile, preferiamo altri player del comparto». Anche su Dassault Aviation Goldman Sachs ha un rating sell (target price a 270 euro). Sebbene l’aereo da caccia multiruolo francese Rafale abbia buone prospettive di crescita, questo è già scontato nei prezzi dell’azione. Inoltre, nel business civile i concorrenti statunitensi sono più forti.
Infine, Goldman Sachs ha un rating neutral sia sulla tedesca Renk (target price a 70 euro) sia sull’italiana Leonardo (target price a 50 euro): «vediamo qualche rischio sulla spesa per la difesa italiana, ma riteniamo che il management del gruppo stia prendendo misure chiare per cogliere le opportunità emergenti nella difesa europea. Da quando ha assunto la carica nel 2023, il ceo, Roberto Cingolani», ricorda la banca d’affari, «ha intrapreso azioni decisive per implementare un piano industriale quadriennale. Ci aspettiamo che questo piano contribuisca a sostenere una forte crescita dell’ebita, come riflesso nelle nostre previsioni di un tasso annuo di crescita dell’ebita del 12% nel periodo 2025-2030. Tuttavia, ora le nostre stime sono in linea con quelle del consenso sull’ebita e riteniamo che il nostro scenario base sia già scontato nei prezzi dell’azione. La responsabilità ora ricade sull’azienda, che deve mantenere le promesse fatte». (riproduzione riservata)