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La tentazione è forte, inutile negarlo. Chiunque può chiedere a ChatGpt, con poche e semplici indicazioni, una dieta personalizzata. Ed è altrettanto semplice scaricare e seguire una delle molte app che promettono remise en forme miracolose in pochi giorni. Ma è davvero questo il risultato della rivoluzione digitale in ambito nutrizionale?
«Le nuove tecnologie stanno pervadendo la nostra vita in ogni aspetto, ma molti ne hanno una conoscenza superficiale, ignorano i meccanismi che le sorreggono», spiega la biologa nutrizionista Camilla Barbero Mazzucca. «È dunque fondamentale che ci siano dei professionisti a far da filtro». Sono proprio le app più comuni e semplici da utilizzare a nascondere le peggiori insidie. Il paziente non ha gli strumenti per interpretare efficacemente le analisi omiche e spesso non comprende il significato di dati e monitoraggi che non vanno mai presi in modo univoco. Qualche esempio? «Se fotografiamo un piatto e l’app ci dice che manca un macro nutriente, non è sempre detto che sia un male, ma soprattutto questo tipo di applicazioni (che forniscono indicazioni su calorie e nutrienti) possono creare danni se si è di fronte a un disturbo del comportamento alimentare. Non a caso, la prima cosa che si fa con un paziente che presenta questo tipo di problematica è chiedere di accantonare gli strumenti conta-calorie».
Ma attenzione, questo non significa che la nuova era digitale non sia capace di apportare grandi benefici, anzi.«La possibilità di usare l’IA per il nutrizionista apre possibilità di valutare i dati relativi a microbiota, parametri genomici e tutta una serie di elementi che consentono di effettuare studi ed elaborare informazioni dopo aver interpretato i dati». Quindi proprio grazie a questo progresso sarà possibile realizzare piani alimentari sempre più su misura. «Stiamo andando verso la nutrizione di precisione. Proprio come la medicina di precisione, questa sarà in grado, grazie alle tecniche omiche di dare un’idea a 360 gradi di quello che necessita un paziente, tenendo conto, appunto, di tutte le sue caratteristiche metaboliche». Ma occorrerà sempre un professionista che interpreti i dati e che instauri un rapporto di fiducia con il paziente. «Esistono insopprimibili aspetti emozionali legati al cibo», chiosa la nutrizionista. C’è poi un altro luogo comune da sfatare: l’idea che il cibo processato faccia male.
«In realtà in futuro, grazie alla robotica applicata al campo alimentare sarà possibile arrivare a un cibo addizionato di nutrienti e migliorato dal punto di vista della composizione, in modo da renderlo fortificato
e sano». © riproduzione riservata