La crescita economica rischia di essere la prima a pagare dazio, anche se il presidente americano Donald Trump ha annunciato una pausa sulle tariffe nei confronti dell’Europa. Pur esprimendo apprezzamento per la scelta della Casa Bianca, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha dovuto comunque presentare un Def molto cauto sulle prospettive per l’Italia.
Il nuovo Documento di Economia e Finanza, varato nella serata di mercoled’ 9 aprile in Consiglio dei ministri, vede così il prodotto interno lordo dell’Italia per l’anno in corso crescere dello 0,6%. Si tratta di un valore in linea con l’ultimo aggiornamento della Banca d’Italia ma decisamente più contenuto rispetto all’1,2% indicato appena sei mesi fa nel Piano Strutturale di Bilancio (Psb).
La curva, inoltre, sarà debole anche nel biennio successivo: l’incremento del prodotto interno lordo sarà pari allo 0,8% nel 2026-2027. Pesa l’incerto quadro geopolitico e macroeconomico.
«Adottiamo il documento in una situazione molto complessa sotto l’aspetto economico globale e, di conseguenza, nei riflessi per l’economia nazionale. E ciò rende complicate non solo le previsioni nel lungo, ma perfino quelle a breve». Così Giorgetti ha presentato il nuovo Def, più tecnico e decisamente asciutto, articolato in due sole sezioni che non contiene previsioni programmatiche.
La natura del nuovo Documento di Economia e Finanza, come deciso dalla risoluzione di maggioranza votata alle Camere, è solo «tendenziale», ovvero esclude la parte «programmatica» che nei documenti di finanza pubblica indica le intenzioni dell’esecutivo.
Il nuovo Def, che dopo un passaggio normativo cambierà nome in Dfp (Documento di Finanza Pubblica), rispetterà quanto previsto dal Regolamento Ue del 2024 sulle politiche economiche e la sorveglianza di bilancio e dalla legge di contabilità del 2009. Assenti le misure espansive e indicazioni sull’impatto dei dazi e sulle spese per la difesa. Il Def si limita a descrivere la situazione tendenziale «a legislatura vigente».
Il Documento non mette in discussione la linea di deficit e debito tracciata pochi mesi fa dal Piano strutturale di bilancio concordato con la Commissione Ue. Il rapporto deficit/pil è atteso quest’anno al 3,3%, come previsto dal Psb, per poi scendere sotto il tetto del 3% nel 2026 (atteso al 2,8%) e anche nel 2027 al 2,6%.
«Se non fosse successo tutto questo casino, già quest’anno saremmo riusciti ad andare sotto il 3% di deficit», visto che «incredibilmente la finanza pubblica italiana, nel 2024, ha rispettato tutti gli indicatori, facendo meglio del necessario», ha detto il titolare del Mef in conferenza stampa.
Anche il debito italiano potrebbe atterrare poco sotto il livello ipotizzato a ottobre. Nel 2025 è atteso al 136,6% per poi passare al 137,6% nel 2026 e atterrare al 137,4% nel 2027 quando i crediti connessi al Superbonus «si sgonfieranno e libereranno il debito da questo fattore», ha detto Giorgetti, che poi ha precisato: «Questo piano non sconta la riprogrammazione del Pnrr che sarà eseguita entro la fine di maggio».
Comunque, Giorgetti, resta dalla «parte degli ottimisti» anche nella cornice dei dazi dell’amministrazione Trump. «Nel senso che», ha spiegato, «misurare tutto in base a quello che succede in borsa, dove prevale l’emotività degli operatori, è una forza di deviazione della realtà».
Però, ha ammesso in conclusione, «è tremendamente complicato fare una stima degli impatti dei dazi, diretti e indiretti, sul nostro Paese. Abbiamo fatto delle analisi di sensibilità ma già se riuscissi ad azzeccare le stime del 2025 sarei un mago». (riproduzione riservata)