Su ogni cittadino italiano grava un debito di quasi 51 mila euro. Questo perché il debito pubblico a novembre 2024 ha superato per la prima volta nella storia il tetto dei 3 mila miliardi di euro: esattamente 3.005,2 miliardi. Lo registra Bankitalia spiegando che «l’incremento (+23,9 miliardi su ottobre ndr) riflette quello delle disponibilità liquide del Tesoro (20,9 mld) e il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (3,2 mld)». In senso opposto, invece, «ha operato l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (200 milioni)».
Nel giro di trent’anni il debito italiano è di fatto triplicato, passando per i mille miliardi toccati nel febbraio del 1994 – con il pentapartito in dissoluzione e la mafia all’attacco – e per i duemila nel 2012.
La componente psicologica del superamento della soglia dei tremila miliardi è dimostrata dal fatto che per la prima volta in assoluto Via Nazionale si sia sentita di precisare che «nel valutare lo stato di salute delle finanze pubbliche di un Paese non conta tanto il debito pubblico in termini nominali, quanto il suo andamento in relazione alla capacità del Paese di fare fronte ad esso» ossia il suo rapporto con il pil. E nel triennio post-pandemico 2021-23, se «il debito nominale italiano è aumentato di quasi 292 miliardi, in rapporto al pil è sceso di oltre 19 punti percentuali», riporta Banca d’Italia, toccando quota 136,8%.
La prudenza nelle politiche di bilancio del governo Meloni - nonché la stabilità dell’esecutivo rispetto ai partner europei - ha reso l’Italia affidabile e quindi attraente sui mercati: lo spread si è ridotto, il che comporterà un risparmio di 17 miliardi sulla spesa per gli interessi nel prossimo triennio, e i titoli di Stato tricolore continuano a segnare record.
Le prime due aste del 2025 hanno raccolto quasi 270 miliardi di ordini per emettere poi titoli per un valore di 18 miliardi. Rispettivamente il Btp decennale (3,65% tasso annuo) e il ventennale green (4,10%) hanno superato i 140 e 130 miliardi di richieste: oltre 15 volte l’importo offerto. Particolarmente interessati si sono dimostrati gli investitori esteri da 35 Paesi diversi, che si sono aggiudicati il 76,6% del decennale e l’80,2% del green. Non resta che attendere i tre giorni di emissioni di fine gennaio per vedere se il doppio trend si confermerà. (riproduzione riservata)