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La nuova edizione del Global Debt Report dell’Ocse ha come obiettivo il supportare governi e aziende nell’attuale contesto di trasformazione dei mercati obbligazionari. Tassi d’interesse estremamente bassi, a volte negativi, non sono più la normalità. Le banche centrali hanno smesso di acquistare obbligazioni e, in alcuni casi, iniziato a venderle. Ciò che non è cambiato è il trend di crescita del debito obbligazionario globale – pubblico e corporate – che nel 2024 ha raggiunto una quota record di oltre 100 trilioni di dollari, quasi pari al pil globale. Il Report delinea e analizza le maggiori sfide che questi sviluppi pongono alla gestione del debito.

Le dinamiche dei tassi di interesse

Il Report dell’Ocse mostra chiaramente che sempre più risorse verranno spese da governi e aziende nel pagare interessi, a meno che i tassi di mercato non scendano rapidamente. I nostri dati indicano che a fine 2024 la maggior parte delle obbligazioni in circolazione offriva tassi inferiori a quelli di mercato. La spesa per interessi aumenterà quindi significativamente quando queste obbligazioni verranno rifinanziate a tassi di mercato. Questo aspetto richiede particolare attenzione, soprattutto considerando che attualmente la spesa per interessi nell’area Ocse supera già quella per la difesa.

Tra i soggetti più sensibili al rialzo dei tassi di mercato spiccano i Paesi emergenti a basso reddito pro capite, i quali hanno già diminuito la loro presenza sui mercati obbligazionari. Ricordo che alcuni di questi Paesi sono in grado di finanziarsi sui mercati solo con debito denominato in moneta estera, il cui costo è largamente influenzato dalle politiche monetarie adottate dalle maggiori banche centrali del mondo. La minore presenza di questi Paesi nei mercati obbligazionari è quindi largamente dovuta alle politiche restrittive adottate dai Paesi avanzati.

L’evoluzione degli investitori

Il ritiro delle banche centrali dai mercati obbligazionari si traduce in un’ulteriore spinta al rialzo dei tassi d’interesse, che può essere contrastata da una maggiore domanda da parte degli altri investitori o da una diminuzione del debito. Nel Report l’Ocse illustra come, per via delle politiche di quantitative tightening, in soli tre anni la percentuale di titoli di Stato dei Paesi Ocse detenuta dalle banche centrali sia diminuita dal 29% al 19% del totale. Sono aumentate invece le quote detenute da risparmiatori individuali - retail - e investitori esteri, la cui domanda è per definizione limitata e più instabile rispetto a quella delle banche centrali.

Questa evoluzione del profilo degli investitori comporta dei rischi. I piccoli risparmiatori dispongono generalmente di minori risorse economiche e sono più sensibili ai rendimenti a loro offerti. Gli investitori stranieri, soprattutto quelli istituzionali, dispongono di maggiore capitale, ma la loro domanda può essere instabile per via, per esempio, delle crescenti tensioni geopolitiche. Una maggiore domanda da parte di questi investitori per i titoli di Stato dei Paesi Ocse potrebbe anche implicare una minore domanda per le obbligazioni emesse da altri Paesi o da aziende, amplificandone le vulnerabilità.

Non si può rinunciare agli investimenti 

L’attuale contesto dei mercati obbligazionari, così come descritto dal Report, richiama quindi alla prudenza nella gestione ed emissione di nuovo debito. Nonostante ciò, la necessità di affrontare attuali macro-tendenze come quelle climatiche e demografiche richiede ingenti investimenti che non possono essere posticipati. Realisticamente, queste spese saranno almeno parzialmente finanziate da nuovo debito.

Un esempio riguarda gli investimenti necessari a raggiungere il Net Zero, a cui dedichiamo un capitolo del Report. Stimiamo che, per raggiungere il Net Zero, i Paesi economicamente avanzati dovrebbero investire circa 2 trilioni e mezzo di dollari in più cumulativamente fino al 2033. La cifra sale a 10 trilioni fino al 2050 per i Paesi emergenti, esclusa la Cina. Se si finanziassero questi investimenti con titoli di Stato il rapporto debito pubblico/pil aumenterebbe di 25 punti percentuali per il primo gruppo di Paesi e di 16 per il secondo. Se invece fosse il settore privato a finanziare questi investimenti, i mercati obbligazionari delle aziende energetiche dovrebbero crescere significativamente, arrivando a quadruplicare in un decennio nei paesi emergenti.

La sostenibilità del debito dipende dal suo utilizzo

Il messaggio che l’Ocse lancia con questo Report è quindi chiaro: i mercati obbligazionari stanno cambiando e governi e aziende devono affrontare questa realtà perseguendo il duplice obiettivo di assicurare la sostenibilità del debito senza sacrificare investimenti necessari. Questi due fini sono interconnessi. È bene infatti ricordare che la sostenibilità del debito dipende largamente dal suo utilizzo. Un elevato livello di debito può «autofinanziarsi» se utilizzato per stimolare la crescita economica. Questo è il nostro auspicio. (riproduzione riservata)
 

*director for Financial and Enterprise Affairs - Ocse



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