Elon Musk, nella sua veste di patron di SpaceX, è stato protagonista non solo della conferenza di inizio anno della premier Giorgia Meloni ma anche del ddl Spazio e di conseguenza del fascicolo di emendamenti proposti al testo - attualmente all’esame della commissione Attività produttive della Camera - che va a incentivare e regolamentare le attività italiane nella space economy.
In particolare due articoli sembrano cuciti su misura per il proprietario di X, non a caso quelli su cui le opposizioni hanno proposto il maggior numero di emendamenti. L’articolo 25 prevede l’istituzione di una «Riserva di capacità trasmissiva nazionale», una rete protetta riservata agli apparati statali che utilizzerà «sia satelliti sia costellazioni in orbita geostazionaria, media e bassa, gestiti esclusivamente da soggetti appartenenti all’Ue o all’Alleanza atlantica». Si apre così la porta a Starlink che lavora con satelliti distanti 5-600 chilometri dalla superficie terrestre, mentre tradizionalmente le connessioni «sicure» usano l’orbita lontana (36 mila km).
Si aggiunge l’articolo 26 che promuove «lo studio e la definizione di criteri per la riduzione delle interferenze tra reti satellitari diverse operanti nel territorio nazionale». Punto in linea con la richiesta avanzata da Musk nell’ultima conferenza della International Telecommunication Union per rivedere i limiti di potenza imposti ai satelliti di bassa quota come i suoi.
Con diversi emendamenti le opposizioni cercano di porre dei paletti a SpaceX. Ad esempio, il Pd spazia dal chiedere di limitare la possibilità di ricorrere a tecnologie sicure di Paesi Nato nei soli casi «di comprovata impossibilità» di partnership europee; fino ad ambire che tra i fornitori del servizio per le «Comunicazioni sicure ci sia un soggetto con partecipazione pubblica». La stessa premier ha riconosciuto che l’opzione Starlink è sotto osservazione soprattutto per la mancanza di alternative pubbliche e italiane capaci di tutelare lo scambio di informazioni sensibili nazionali. Non è fuori fuoco dunque l’emendamento al ddl Spazio di Luca Squeri (FI) che prevede un finanziamento di 800 milioni al 2028 per realizzare una costellazione italiana in orbita bassa ad uso istituzionale e civile.
Nelle quasi 60 pagine di emendamenti al ddl non si parla però solo delle tecnologie per le comunicazioni sicure. Tra le proposte della maggioranza spiccano due emendamenti leghisti. Il primo, di Giulio Centemero, sollecita una sandbox regolamentare ossia una sperimentazione relativa alle attività di ricerca e sviluppo di tecnologie industriali innovative e servizi applicativi spaziali/aerospaziali. L’altro, che porta il nome di Giorgia Andreuzza, vuole un Fondo per l’Economia dello Spazio: 55 milioni già per quest’anno. (riproduzione riservata)