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Giuseppe Carteni, Partner di Lead Studio Legale
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Ddl salva-debitori, come salvaguardare i più piccoli, gli interessi delle banche e di chi acquista il debito

16 novembre 2023, 13:44 Ultimo aggiornamento: 14:13

La presidente della Bce, Christine Lagarde, teme un aumento degli Npl proprio mentre Fratelli d’Italia torna alla carica con la proposta per rendere di nuovo solvibili alcuni crediti deteriorati. Quattro gli elementi di criticità per Giuseppe Carteni, Partner di Lead Studio Legale. Ecco i suoi suggerimenti

La presidente della Bce, Christine Lagarde, teme un aumento degli Npl nell’Eurozona, proprio mentre Fratelli d’Italia torna alla carica con la proposta per rendere di nuovo solvibili alcuni crediti deteriorati, proposta già bocciata dalla Banca Centrale Europea. «La redditività delle banche sarà influenzata negativamente dall'aumento dei costi di finanziamento, che riflette l'innalzamento dei tassi di riferimento, e dalla riduzione dei volumi dei prestiti. Inoltre, la perdurante combinazione di bassa crescita e aumento dei costi di servizio del debito continuerà a mettere a dura prova le famiglie e le imprese vulnerabili, con il rischio di un aumento degli Npl», ha avvertito oggi, 16 novembre, la presidente della Bce. 

La proposta del Governo italiano di concedere ad alcuni mutuatari in sofferenza una nuova opzione per tornare in bonis anche per Fitch «creerebbe un'incertezza significativa per le banche, i servicer e gli investitori in cartolarizzazioni di prestiti in sofferenza, se attuata nella sua forma attuale». Milanofinanza.it ha intervistato in merito Giuseppe Carteni, Partner di Lead Studio Legale.

Domanda: Perché il nuovo Ddl sui crediti deteriorati farà più danni che benefici?

Risposta: Perché ritengo che l’approvazione di uno dei Ddl (Ddl 1246 o il 441) nell’attuale formulazione non potrà che essere gravida di rilevanti impatti negativi in quanto andrà a incidere in maniera pesante su un “ecosistema” composto da banche creditrici, loro cessionari, investitori e debitori che ha trovato una sua stabilizzazione di mercato nel corso degli ultimi anni dopo la fase più acuta dell’emergenza del 2015-2020 che, come sappiamo, rischiava invece di destabilizzare Istituti di Credito di rilevanza nazionale. Vedo, infatti, almeno quattro elementi di criticità: la retroattività della norma, infatti se l’eventuale riforma si dovesse applicare anche alle operazione già concluse dovremmo cestinare migliaia di business plan sulla base dei quali sono state realizzate – e finanziate - le operazioni da tempo concluse e perderemmo credibilità come sistema Italia; l’ambito di applicazione della norma, infatti aver posto l’asticella di applicazione ad esposizioni fino a 25 milioni di euro mi pare poco razionale, quali sono le famiglie, i consumatori, gli artigiani o le Pmi che hanno in essere finanziamenti da 25 milioni di euro?; la sostanziale legittimazione, da parte dello Stato, di esdebitazioni a “sconto”; la genesi di diseguaglianze tra debitori ceduti, ai quali si applicherebbe questa sorta di condono debitorio, e creditori non ceduti, che non potranno godere di alcuna agevolazione in termini di stralcio programmato del debito.

Con l’introduzione della novella non è, quindi, difficile credere che l’ecosistema di riferimento si avvilupperà su se stesso, gli investitori non finanzieranno i veicoli di cartolarizzazione, le banche non avranno soggetti a cui cedere i crediti deteriorati e dovranno continuare a svalutarli secondo i meccanismi del calendar provisioning, e i debitori, sull’aspettativa della cessione del credito e l’applicazione del “condono debitorio” non pagheranno. L’effetto finale sarà un maggior costo del denaro, non solo in termini di tassi di interesse, ma di rischio del credito, costo che non potrà che ricadere su tutta la platea dei soggetti che devono accedere ai finanziamenti bancari e quindi, forse paradossalmente, proprio quei soggetti più deboli che si afferma siano oggetto di tutela saranno quelli più penalizzati dalla novella stessa.

Entro dicembre l’Italia dovrà dare attuazione alla Direttiva Ue 2167/2021 sugli Npl che prevede la nascita del mercato unico europeo per l’acquisto e la gestione dei crediti Npe; varrebbe forse la pena, per non apparire distonici rispetto ai corsi europei, attendere l’introduzione di tale Direttiva e, se del caso, attuare gli aggiustamenti che si riterranno ancora opportuni a valle di tale riformato quadro legislativo. Un’accelerazione del mercato interno su una riforma che non è esente da critiche a tutti i livelli sarebbe forse inopportuna in questo momento.

D: Come salvaguardare al contempo i piccoli debitori, gli interessi delle banche e di chi acquista il debito?

R: L’obiettivo di tutelare i piccoli debitori, che per ragioni non attese, si siano trovati in difficoltà è assolutamente condivisibile ma è lo strumento ipotizzato, a mio avviso, ad essere non idoneo. Forse bisognerebbe prima di tutto partire da un meccanismo di creazione di cluster adeguati. Se la finalità è quella dichiarata di aiutare famiglie, artigiani e Pmi va eliminato il solo parametro dei 25 milioni di euro e applicare criteri diversi, ma semplici; la riforma si dovrebbe quindi applicare a consumatori, artigiani e Pmi come già definiti dalle norme vigenti. La soglia di indebitamento dovrebbe poi essere più in linea con l’ammontare di debito che caratterizza questi soggetti; quindi, racchiuderla in una forchetta che, per esempio, potrebbe andare dai 150.000 euro ai 250.000.

Sulla base di tali cluster, che limiterebbero enormemente la platea dei soggetti da supportare, si potrebbe individuare un meccanismo di effettivo aiuto, anche pubblico, che renda poi fattibile dare esecuzione concreta al diritto di opzione del debitore per chiudere l’esposizione in sofferenza. Parliamo, infatti, di soggetti che non sono stati in grado di pagare le sole quote di ammortamento dei finanziamenti, e che quindi è difficile immaginare capaci in pochi giorni di recuperare la liquidità sufficiente per pagare, anche se a stralcio, una percentuale rilevante del debito originario; diversamente, si correrebbe forse il rischio di incentivare i debitori a contrarre altri debiti, molto più onerosi, per chiudere le posizioni cedute. Del resto, nessuna banca finanzierebbe debitori, segnalati a sofferenza, per estinguere debiti pregressi e, quindi, si accrescerebbe il rischio di alimentare l’accesso ad un tipo di credito caratterizzato da altissimi tassi di interesse.

Un intervenuto statale di supporto di questa natura rischia di diventare, comunque, oggi inevitabile, visto che la corsa furiosa al rialzo dei tassi di interesse ha messo moltissimi consumatori ed artigiani in difficoltà; è forse questa la platea che oggi è più meritevole di pronta tutela, in quanto subisce, seppur forse per ragioni di poca cautela o scarsa preparazione finanziaria, che li ha portati, a suo tempo, a stipulare finanziamenti a tasso variabile, gli effetti distorsivi di politiche monetarie non prive di rilevanti critiche da parte di molti esperti del settore. (riproduzione riservata)



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