skin track
Dazi Usa sui farmaci al 100%: perché non spaventano i giganti del pharma svizzero e Recordati. Le azioni che rischiano di più
Mercati Azionari Leggi dopo

Dazi Usa sui farmaci al 100%: perché non spaventano i giganti del pharma svizzero e Recordati. Le azioni che rischiano di più

26 settembre 2025, 10:58 Ultimo aggiornamento: 18:30

La nuova ondata di dazi Usa dal 1° ottobre non è inaspettata. Ma stupisce per l’ampiezza. L’analisi di Ubs su 12 azioni

La nuova ondata di dazi Usa dal 1° ottobre non è inaspettata. Ma stupisce per l’ampiezza. Infatti prende di mira più di un prodotto. Non solo i farmaci, ma anche i camion pesanti, i mobili da cucina e bagno e gli arredi imbottiti, colpiti, rispettivamente, da tariffe del 100% (ma Trump aveva minacciato anche il 200%), del 50% e del 25%. Tutto questo accade mentre Wall Street resta sui massimi storici, «ma le ultime tre sedute hanno già mostrato correzioni e un cambio di tono nel sentiment: il Fear & Greed Index segna la fine dell’avidità e l’ingresso in un terreno più prudente», nota Gabriel Debach, market analyst di eToro.

Colpito non solo un settore, il pharma, ma un modello

L’annuncio di Trump rappresenta un’estensione massiccia della strategia tariffaria, che non riguarda più soltanto acciaio e alluminio, ma si spinge dentro i beni di consumo e, soprattutto, nel cuore della salute pubblica. Dal 1° ottobre scatteranno tariffe del 100% su tutti i farmaci brandizzati importati negli Stati Uniti, con esenzione per chi abbia già avviato la costruzione di stabilimenti in America. «È un provvedimento che colpisce non solo un settore ma un modello, perché la catena del valore del pharma resta tra le più globalizzate al mondo», spiega Debach.

Trump formalizza ciò che era già prezzato

L’industria si trova così schiacciata da un doppio fronte. Da una parte i negoziati IRA sui prezzi dei rimborsi medicare, che prevedono tagli fino al 65% rispetto alle medie internazionali e che coinvolgono blockbuster come Ozempic, Wegovy e Austedo. Dall’altra la minaccia di nuove tariffe mirate. Non a caso il pharma tratta a sconto del 36% rispetto all’S&P 500, secondo Goldman Sachs, «un livello che fotografa un rischio politico permanente più che un rallentamento ciclico», continua Debach, precisando che l’annuncio di Trump non ha fatto altro che formalizzare ciò che era già prezzato, confermando che la politica industriale americana oggi colpisce contemporaneamente dove si produce e a quanto si vende.

La geografia degli accordi attenua o amplifica l’impatto. L’Europa si è già messa al riparo grazie a un’intesa che fissa i dazi al 15%, lo stesso vale per il Giappone. La Svizzera resta più esposta, con una tariffa al 39%, mentre Regno Unito, India e Cina non hanno scudi equivalenti e rischiano di subire l’impatto pieno del 100%. «La combinazione di dazi e negoziati Ira riduce i ricavi da una parte e alza i costi dall’altra, comprimendo i margini e spingendo le aziende a rivedere i programmi di ricerca, duplicare impianti e sostenere spese crescenti di compliance. È la doppia morsa che ridisegna non solo i conti del settore, ma anche la sua geografia industriale», rimarca l’esperto di eToro.

Perché i giganti del pharma svizzero e Recordati non tremano

Tra le prime venti big pharma mondiali la mediana delle performance da inizio 2025 è negativa del 7%. I campioni della narrativa come Eli Lilly e Novo Nordisk segnano ribassi, rispettivamente, del 7% e del 42%, mentre colossi americani come Merck, Pfizer e Bristol Myers cedono a doppia cifra. Solo poche eccezioni, come Johnson & Johnson (+26%), Galderma (+35%) e la cinese Jiangsu Hengrui (+58%), riescono a distinguersi in positivo.

Comunque il 26 settembre le grandi case farmaceutiche europee non hanno subito più di tanto la nuova stretta Usa. AstraZeneca ha segnato in chiusura un +0,40% e Gsk +1,05% a Londra, Novartis è salita dello 0,95% e Roche ha perso lo 0,67% a Zurigo, Recordati solo lo 0,20% a Milano, Sanofi ha guadagnato l’1% a Parigi. Solo Novo Nordisk è stata la più penalizzata con un -3,4% a Copenhagen. D’altra parte big pharma europei sono presenti negli Stati Uniti e quasi tutti hanno annunciato ingenti investimenti nei prossimi anni per costruire impianti. 

«È improbabile che i nuovi dazi del 100% sulle importazioni di farmaci di marca abbiano un impatto significativo sul settore farmaceutico. Le grandi aziende biofarmaceutiche hanno pianificato investimenti negli Stati Uniti per diverse centinaia di miliardi di dollari, il che probabilmente le esenterà da tali dazi», sostiene Servaas Michielssens, Head of Healthcare, Thematic Global Equity di Candriam per il quale il fattore più importante da monitorare è l'andamento della politica statunitense sui prezzi dei farmaci, dove sono in corso discussioni su potenziali progetti pilota nei programmi governativi come Medicare e Medicaid.

Resta da chiarire se i farmaci per le malattie rare siano esclusi, come accaduto in passato per altri provvedimenti (l’unica attività che Recordati svolge in Usa nel 2024 rappresentava il 17% del fatturato con margini superiori alla media, interamente prodotto in Europa). Per Equita (rating buy e target price a 64 euro confermati su Recordati) questo provvedimento riguarda anche i farmaci prodotti in Ue, avendo l’Europa recentemente siglato un accordo con gli Stati Uniti per dazi non superi il 15% anche per il settore farmaceutico, comunque soggetti all’indagine della Section 232 (norma che permette di imporre restrizioni/tariffe per motivi di sicurezza nazionale). Pur ritenendo che le malattie rare possano beneficiare di un regime agevolato o essere esentate, almeno nel breve l’incertezza inevitabilmente peserà sul settore, avverte la Sim.

Comunque tra i titoli che Mediobanca Securities copre Recordati (rating outperform e target price a 65 euro) è sicuramente il titolo più esposto a questo tema. «Gli Stati Uniti generano circa il 17% del fatturato, con un’offerta concentrata sul segmento molto specifico dei trattamenti per le malattie rare. Questo segmento ha una domanda anelastica, solido potere nel determinare i prezzi e un’incidenza complessiva dei costi di produzione limitata; ciò detto, dazi del 100% sarebbero difficili da trasferire totalmente senza alcun impatto sui margini. Il sentiment negativo sul settore farmaceutico potrebbe pesare sulle performance del titolo; sarà quindi cruciale capire nelle prossime settimane se il tetto del 15% negoziato dall’Ue per il pharma prevarrà su questi potenziali dazi settoriali», avverte la banca d’affari.

D’altra parte, Mediobanca non si aspetta che Diasorin (outperform e target price a 128 euro) venga impattata da questo nuovo pacchetto di dazi. Infatti, le nuove tariffe non dovrebbero riguardare i test diagnostici. Inoltre, Diasorin dispone già di capacità produttiva negli Usa e il peso delle vendite generate dai prodotti importati dall’Europa negli Usa non dovrebbe essere rilevante. Ciò detto, è probabile che la reazione negativa del settore influenzi, comunque, la valutazione di mercato di Diasorin», conclude Mediobanca Research.

Focus sull’indagine ai sensi della Sezione 232

A questo proposito si ricorda che il Segretario al Commercio degli Stati Uniti ha avviato un’indagine ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act su diverse categorie all’interno dell’industria Medtech. Ciò potrebbe comportare tariffe più elevate o restrizioni alle importazioni per il comparto. Sulla base delle vendite generate negli Stati Uniti da prodotti non fabbricati localmente, «riteniamo che le aziende sotto la nostra copertura probabilmente più influenzate da questo annuncio siano Carl Zeiss (rating neutral), Siemens Healthineers (neutral), Elekta (sell), Philips (buy), Demant (buy) e Sonova (neutral). Riteniamo che Alcon (buy), GE Healthcare (neutral), Biomerieux (buy), Fresenius Medical Care (sell), Fresenius SE (buy), Straumann (sell) e Vimian (neutral) siano invece quelle meno influenzate», afferma Graham Doyle, analista di Ubs.

Sono diverse le categorie incluse dall’indagine: dispositivi di protezione individuale (maschere chirurgiche, respiratori N95, guanti, camici e componenti medici correlati); strumenti che si consumano (siringhe, aghi, pinze, bisturi, cateteri, apparecchiature per anestesia, garze/bende, suture, reagenti diagnostici e di laboratorio); macchine usate in ambito sanitario per supportare la cura del paziente (sedie a rotelle, letti ospedalieri, stampelle) e altri dispositivi medici (pacemaker, stent coronarici, valvole cardiache, apparecchi acustici, protesi robotiche e non, monitor glicemici, apparecchiature ortopediche, scanner, risonanza magnetica, apparecchi per i raggi X, ventilatori e macchine respiratorie).

Le 12 aziende più a rischio

Doyle analizza le aziende potenzialmente più influenzate, nella sua lista c’è l’italiana Diasorin:

  • Carl Zeiss (rating neutrale): la maggior parte delle vendite negli Usa non prodotte localmente (circa il 20% del fatturato del gruppo) può essere impattata in caso di un’espansione più ampia delle tariffe su apparecchiature e dispositivi medici.
  • Siemens Healthineers (neutral): alcuni prodotti chiave sembrano rientrare in questa lista e Ubs ritiene che l’esposizione alle vendite negli Usa sia più significativa, vicina al 10% delle vendite importate.
  • Elekta (sell): i prodotti venduti negli Usa potenzialmente coperti dalla Sezione 232 includono linac, dispositivi per brachiterapia e gamma knife. «Stimiamo che questi prodotti rappresentino insieme il 7% del fatturato del gruppo. Prodotti non esplicitamente citati ma potenzialmente coperti includono i pezzi di ricambio importati, per i quali probabilmente esiste una concorrenza diretta prodotta negli Usa: stimiamo possano rappresentare un ulteriore 1% del fatturato del gruppo», indica l’analista di Ubs.
  • Philips (buy): una parte significativa dei problemi tariffari precedenti era legata alla catena di fornitura in Cina e al settore personal health. Nessuno dei due fattori è rilevante in questo contesto; pertanto, pur importando ancora una quota significativa di ricavi negli States, «riteniamo che Philips sia meglio posizionata rispetto a Siemens Healthineers, con una percentuale mid to high single digit delle vendite derivante da dispositivi medici venduti negli Usa ma importati», puntualizza Doyle.
  • Demant (buy): gli apparecchi acustici sono menzionati e rappresentano un ostacolo aggiuntivo, essendo già coperti dal protocollo di Nairobi (come i cateteri). L’esperto di Ubs stima che il 15% delle vendite sia esposto, anche se ritiene che la capacità produttiva statunitense di apparecchi acustici sia molto limitata.
  • Sonova (neutral): il 15% del fatturato deriva dalla produzione di apparecchi acustici venduti negli Usa, ma non fabbricati localmente.
  • Ambu (buy): sulla base delle categorie indicate, il segmento endoscopia di Ambu è improbabile che venga influenzato. Detto ciò, «non è irrealistico estendere l’ambito dei consumabili medici agli endoscopi; tuttavia, poiché Ambu è praticamente l’unico produttore su larga scala di endoscopi monouso, riteniamo che potrebbe godere di una forma di protezione», continua Doyle.
  • Coloplast (neutral): l’unica categoria potenzialmente influenzata è il business dei cateteri negli Usa, che rappresenta il 5-6% del fatturato e non è prodotto localmente. «Detto questo, non crediamo che ci sia attualmente molta capacità produttiva negli Usa per fabbricare cateteri», osserva l’esperto.
  • Convatec (buy): il business dei cateteri negli Usa, dove vende i propri prodotti, rappresenta il 9% del fatturato del gruppo, «ma anche in questo caso non riteniamo che ci sia molta capacità produttiva negli Usa per fabbricare cateteri. Quanto ai kit per pompe rappresentano il 15% del fatturato del gruppo. Ma, essendo Convatec l’unico produttore globale, non sarebbe logico applicare dazi aggiuntivi, perché servirebbero solo ad aumentare i prezzi per i pazienti», spiega Doyle.
  • Diasorin (buy): i prodotti venduti negli Usa esplicitamente coperti dall’indagine includono reagenti e strumenti utilizzati nella diagnosi. «Stimiamo che il 7% del fatturato del gruppo sia attribuibile a questi prodotti venduti, ma non prodotti negli Usa: strumenti Liaison XL (prodotti in Europa, 2% del fatturato) e alcuni test diagnostici (prodotti in Europa, 5% del fatturato). Sebbene ci sia concorrenza diretta dai produttori statunitensi per gli strumenti, per quelli che si consumano è più difficile stabilirlo», aggiunge Doyle.
  • Medacta (neutral): produce quasi tutto il fatturato negli Usa (30% del gruppo) in Svizzera. Sono menzionati dispositivi ortopedici, che potrebbero coprire o meno questo fatturato.
  • Smith & Nephew (neutral): L’impatto dei dazi previsto per il 2025 è relativamente contenuto e nessuno dei suoi prodotti sembra essere specificamente citato in questo aggiornamento. Detto ciò, per completezza, se le categorie venissero estese più ampiamente, «stimiamo che circa il 20% delle vendite sia generato negli Usa ma prodotto altrove», conclude Doyle. (riproduzione riservata)


Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO

229,00 € per 1 anno
328,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO + MF GPT PRO

138,00 € per 1 anno
198,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

160,00 € per 1 anno
229,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

-30%

SITO + MF GPT LIGHT
Sito senza limiti
+ The Wall Street Journal

69,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)