La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittima gran parte dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump tramite ordini esecutivi. La Corte ha riaffermato un principio cardine della separazione dei poteri: il Congresso detiene il potere esclusivo di imporre tributi, inclusi i dazi, non la Casa Bianca. La pronuncia ha immediate ricadute operative per le imprese, incluse quelle italiane ed europee che esportano negli Stati Uniti.
Per chi ha già pagato i dazi oggetto della controversia, sottolinea lo studio legale Portolano Cavallo, si apre la strada alle richieste di rimborso. Tuttavia, il percorso non sarà automatico. Molto dipenderà da come e quando sono stati presentati i ricorsi e attivate le tutele procedurali, anche davanti alla United States Court of International Trade. La fase dei rimborsi potrebbe rivelarsi complessa, con possibili rallentamenti amministrativi e contenziosi mirati sui singoli flussi di importazione.
«Questa sentenza segna un passaggio decisivo: la Corte Suprema ha stabilito che il presidente non può fare affidamento sui poteri d’emergenza per imporre dazi su scala così ampia senza una chiara autorizzazione del Congresso», commenta Jeremy Maltby, partner di Portolano Cavallo. «Per le imprese europee e italiane che importano negli Stati Uniti - spesso tramite controllate americane che agiscono come Importer of Record - la priorità ora è mappare i dazi pagati e valutare con urgenza quali strumenti siano disponibili per preservare e perseguire il rimborso».
Sulla stessa linea Irene Picciano, partner dello studio: «Il tema non è soltanto se i rimborsi arriveranno, ma quando e attraverso quale canale. In uno scenario con molte variabili procedurali, le aziende rischiano di accorgersi troppo tardi di aver perso finestre temporali decisive o di non disporre della documentazione necessaria. Una gestione corretta richiede un approccio integrato che combini trade compliance, strategia contenziosa e governo dei dati doganali».
Nel frattempo si pone una domanda concreta per chi esporta oggi: dopo la decisione della Corte, gli importatori di merci soggette ai cosiddetti dazi reciproci sono ancora tenuti al pagamento? Nella stessa giornata della sentenza, il presidente Donald Trump ha emanato un nuovo ordine esecutivo che pone formalmente fine ai dazi reciproci, dichiarando che «non appena possibile» essi «non saranno più riscossi».
L’ordine incarica le autorità doganali di adottare immediatamente le misure necessarie per dare attuazione alla decisione e cessare la riscossione. Tuttavia, l’amministrazione ha annunciato anche la firma di una proclamazione presidenziale che introduce un dazio del 10% su numerosi articoli precedentemente coperti dai dazi reciproci. Il nuovo prelievo entrerà in vigore il 24 febbraio 2026.
Il quadro, dunque, resta in evoluzione. Da un lato, la Corte Suprema ha tracciato un confine netto tra emergenza e politica commerciale, rafforzando il ruolo del Congresso. Dall’altro, l’esecutivo ha già individuato una diversa base giuridica per intervenire sulle importazioni. Per le imprese, il messaggio è chiaro: monitorare tempestivamente gli sviluppi normativi e gestire con rigore la compliance doganale sarà decisivo nei prossimi mesi. (riproduzione riservata)