L’economia italiana dovrebbe crescere dello 0,6% nel 2025, per poi salire allo 0,8% nel 2026. Ma l’eventuale conferma delle «reciprocal tariff» - i dazi imposti dall’amministrazione Trump - rischia di azzerare completamente questa traiettoria. Lo stima EY nella seconda edizione del suo Parthenon Bulletin, secondo cui, se le tariffe venissero confermate al 30%, il pil italiano potrebbe subire una contrazione cumulata dell’1,4%, con un impatto economico negativo di quasi 30 miliardi di euro nel biennio 2025-2026.
Uno scenario più moderato, con dazi al 20%, comporterebbe comunque un colpo pesante: una perdita di 20 miliardi di euro e una riduzione del 65% della crescita prevista, pari a un -0,9% cumulato. «Realisticamente», spiega Marco Daviddi, managing partner di EY-Parthenon Italia, «difficilmente le tariffe saranno inferiori al 20%. Le implicazioni sui mercati e sulla crescita globale saranno molto rilevanti, soprattutto nel 2026».
Nonostante queste incertezze, le imprese italiane si muovono in controtendenza e accelerano l’internazionalizzazione. Nei primi sei mesi del 2025 sono state annunciate 143 acquisizioni su target esteri, in aumento del 17% rispetto alle 122 operazioni dello stesso periodo del 2024. Ancora più marcata la crescita in valore: che passa da 7,1 a 13,5 miliardi. Il comparto industriale guida il trend, rappresentando il 24% delle operazioni.
Il mercato domestico si conferma attivo, con circa 600 operazioni annunciate nel primo semestre (+6% rispetto alle 564 del 2024). Tuttavia, il valore complessivo si ferma a 18,7 miliardi, in calo del 50% rispetto all’anno scorso. Il comparto industriale resta il più dinamico (22%), seguito da beni di consumo (18%), quello dei servizi ed energy & utilities (11%). Crescono anche i settori dei servizi e finanziario, mentre l’industria perde terreno rispetto al 2024.
Nella prima metà del 2025, il private equity e i fondi infrastrutturali si sono confermati come elemento trainante del mercato M&A italiano, con circa 242 operazioni di buy-out su target italiane. Operazioni che si traducono con un valore aggregato di circa 12,5 miliardi (rispetto ai 14,9 miliardi nello stesso periodo del 2024). I fondi rappresentano il 41% degli acquirenti.
Inoltre, il numero di investimenti effettuati attraverso le portfolio companies, note anche come add-on, rimane significativo, superando il 40% del totale delle operazioni effettuate dai fondi. Numeri in linea con il 2024, che confermano la solidità del comparto. A trainare la trasformazione economica del Paese sarà anche il rilancio dell’agenda infrastrutturale.
EY segnala infine un rinnovato slancio nelle privatizzazioni come chiave per attrarre capitali privati e accelerare la modernizzazione. Un passo necessario per rafforzare l’impatto degli investimenti pubblici e affrontare la prossima fase di sviluppo industriale ed energetico. (riproduzione riservata)