L’Unione Europea deve procedere spedita sul negoziato con gli Stati Uniti. Perché, anche con una riduzione, i dazi imposti dall’amministrazione di Trump faranno male alle imprese, soprattutto a quelle italiane. Per questo l’esecutivo rinnova l’invito alla cautela, alla coesione e all’obiettivo dazi-zero.
Il messaggio è del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso che, in un’informativa al Senato, ha fatto il punto sulla posizione del governo italiano e sul costo effettivo che pagheranno le aziende.
«Ove il quadro fosse quello prospettato e non cambiasse, il centro studi del ministero ha stimato un impatto del 10% sull’export italiano negli Usa in caso di dazi reciproci al 20%. Impatto che scenderebbe al 6,5% ove si pervenisse a un dimezzamento», ha detto il ministro.
Secondo Adolfo Urso le tariffe non dovrebbero avere un forte peso sull’export di auto, focalizzato sul lusso, ma avranno «un impatto molto significativo sulla filiera delle componenti automotive che produce per l’alta gamma tedesco». Stesso discorso per la farmaceutica, «per noi molto importante come voce dell’export verso gli Usa» se il presidente Trump mettesse in pratica il piano appena annunciato relativo ai farmaci.
Sebbene possa apparire difficile, il ministro ha sottolineato che l’obiettivo del negoziato in corso è «zero dazi tra Europa e Stati Uniti». Nel frattempo «dobbiamo accelerare sulla strada delle riforme europee che, purtroppo, non appare né chiara, né definita e su cui riscontriamo ritardi non più giustificabili, anche alla luce del rapporto di Mario Draghi, fino ad oggi inapplicato».
«Intendiamo fare tutti gli sforzi possibili per mantenere sotto controllo l’inflazione che in Italia nel 2024 è stata pari all’1,1%, meno di Francia (2,3%), Germania 2,5% e Spagna (2,9%). Una delle conseguenze della chiusura dei mercati, ove si verificasse, e di massive misure dei dazi sarebbe inevitabilmente l’aumento dell’inflazione per i cittadini europei e americani».
Un incremento che, ha osservato il ministro, «avrebbe un impatto negativo su consumi e produzione. Dobbiamo quindi mantenere alta la guardia e continuare ad agire, come stiamo facendo, nel rispetto delle competenze europee con l’obiettivo di ridurre i dazi e non certo aumentarli».
Il governo italiano, fin ora, è stato impeccabile. «Ha preso la scelta più giusta nell’adoperarsi per evitare reazioni di pancia o ideologiche ai dazi commerciali degli Stati Uniti», ha detto il ministro, ricordando che se l’Europa si fosse affrettata a varare rappresaglie alle misure di Trump «ci saremmo fatti male da soli, innescando una escalation difficile da fermare».
«Ribadiamo anche oggi che non servono fughe in avanti, né esibizioni muscolari. Servono cautela, coesione e Unione di intenti di dimostrare che anche in questa vicenda l’Europa c’è». Come? Lavorando «per unire, non per dividere, l’Atlantico». (riproduzione riservata)