L'indice Hang Seng viaggia in netto calo, martedì 25 marzo, sotto la pressione dei dazi Usa: alle ore 7:30 italiane cede il 2,10% (-2,4% alle ore 8:03), mentre Shanghai è appena sotto la parità e il Nikkei sale dello 0,6%. I futures sul Nasdaq si muovono in calo (-0,2%) dopo che Raphael Bostic (Fed di Atlanta) ha previsto un solo taglio dei tassi nel 2025, citando il rischio di un'inflazione più alta a causa delle tensioni tariffarie.
Nel frattempo, S&P Global ha avvertito che le misure di stimolo di Pechino potrebbero non compensare pienamente l'impatto dei nuovi dazi statunitensi in un contesto di crescita economica rallentata. Tentando di limitare le perdite, il governo cinese ha ribadito l'impegno di effettuare politiche macroeconomiche più incisive nel corso dell'anno. E il presidente Usa Donald Trump ha segnalato possibili esenzioni dai dazi reciproci per alcuni Paesi. Ma ha anche avvertito che chi acquista petrolio dal Venezuela (soprattutto la Cina) rischia tariffe al 25% (attualmente sono al 20%).
Tutti i settori si muovono in ribasso, tecnologia, beni di consumo e finanza tra i più colpiti: Meituan ha perso il 3,4% dopo risultati trimestrali inferiori alle attese; Xiaomi è scesa del 5,4% dopo aver raccolto 5,5 miliardi di dollari attraverso un collocamento di azioni, con Citi che ha avvertito sui rischi di diluizione a breve termine.
I titoli del settore EV sono in forte ribasso, con BYD Electronic (-9,0%), Geely Auto (-4,2%) e Li Auto (-3,8%) in calo significativo. L'Hang Seng Tech Index cede il 2,15%, tra i peggiori titoli: Sunny Optical Technology Group (-7,36%) e Xiaomi Corp (-6,32%).
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti imporranno dazi del 25% sui Paesi che acquistano petrolio e gas dal Venezuela, nel tentativo di aumentare la pressione su Nicolas Maduro e sulla Cina. Secondo quanto annunciato su Truth, qualsiasi Paese che acquisti energia dal Venezuela sarà soggetto a dazi su tutti i commerci con gli Stati Uniti. La misura entrerà in vigore il 2 aprile.
Nel 2024, il Venezuela ha esportato circa 660.000 barili di petrolio al giorno, con la Cina come principale acquirente (270.000 barili al giorno). «Questo annuncio dell'amministrazione Trump sembra essere un’ulteriore mossa contro la Cina», ha commentato Matt Smith, analista petrolifero di Kpler, in un’intervista alla Cnbc.
La Bank of Japan (BoJ) potrebbe continuare ad aumentare i tassi se l'economia e l'inflazione seguiranno le previsioni, secondo quanto emerge dai verbali dell’ultima riunione.
Uno dei membri del board ha sottolineato che, nonostante il recente rialzo, i tassi reali restano significativamente negativi, rendendo necessari ulteriori aumenti per riportarli in territorio meno espansivo. Altri membri hanno espresso preoccupazioni sull'aumento dei rischi inflazionistici, sottolineando che le pressioni sui prezzi si stanno spostando al rialzo. Le previsioni di gennaio della BoJ indicano un’inflazione core al 2,4% e una crescita del Pil all’1,1%. (riproduzione riservata)