«Trump ha vinto perché negli Stati Uniti non sopportano la burocrazia. Ha promesso di tagliare le regole e gli hanno dato il voto. Se adesso lo farà, darà un forte stimolo perché la gente possa rischiare e investire. Quindi prevedo un forte aumento dell'attività economica. Certo, oggi la borsa è molto più alta rispetto al suo primo mandato. La luna di miele potrà durare ancora, ma poi attenzione, soprattutto ai titoli dell’AI». Nella prima intervista dopo le elezioni Usa, Davide Serra, fondatore e ceo di Algebris, ha fatto con ClassCnbc il bilancio della reazione dei mercati al ritorno di Trump.
Domanda. Wall Street ha chiuso la migliore settimana degli ultimi 12 mesi. Ma chi saranno vincitori e sconfitti sul mercato nei prossimi mesi?
Risposta. Se dovessimo credere a quello che Trump ha promesso, il debito americano passerebbe dal 120 al 150% in cinque anni. Non andrà così. Trump ridurrà la burocrazia e darà un impulso all'industria del petrolio e gas. A beneficiare saranno anche le aree rurali, dove ha ottenuto un forte sostegno. Tuttavia, la spesa pubblica e l'inflazione aumenteranno. Se Trump applicherà tariffe sulle industrie di base per proteggere i lavoratori americani, questo potrà influenzare anche noi. Nel complesso, il primo Trump era un vero outsider, non conosceva il mestiere e la politica. Oggi è diverso. Se si guarda ai nomi che circolano per la sua squadra economica, si passa dalla serie C del primo mandato alla serie A.
D. Come avete reagito nei giorni successivi alle elezioni?
R. Non abbiamo modificato la nostra strategia, perché avevamo previsto una vittoria di Trump. Essendo lunghi sui titoli finanziari, abbiamo beneficiato delle politiche inflattive, che favoriscono le banche, in particolare quelle regionali americane, che sono stati tra i titoli migliori.
D. In compenso quelle europee, ed italiane, sono scese parecchio.
R. È una reazione temporanea. Con metà dei bilanci delle banche europee esposti alla curva del dollaro, prevediamo che anche le banche europee otterranno utili elevati nei prossimi anni grazie alle politiche di Trump.
D. Il mercato non è convinto.
R. Guardiamo i numeri. Popolare di Milano dopo l'acquisizione di Anima avrà un Roe del 17%, Intesa e Unicredit sono sopra il 15. Persino Montepaschi è arrivato su quei livelli. Quindi abbiamo aziende che hanno un ritorno sul capitale molto alto, con tassi che, più di tanto, non potranno scendere.
D. Perché?
R. Perche’ Trump spende. La Cina spende. Il piano Draghi dice: spendete, spendete, spendete. In Germania finalmente Scholz ha licenziato il ministro delle Finanze per poter investire. Quindi, secondo me, l'inflazione rimarrà tra il 2 e il 3%, il livello ideale per le banche.
D. La Fed ha tagliato i tassi. Ma Powell ha speso più tempo a escludere che Trump lo possa licenziare.
R. Clamore mediatico. Non può accadere. Powell continuerà il suo mandato, ma Trump dovrà mantenere il dollaro forte per sostenere l’aumento del deficit. Il rendimento dei Treasury a dieci anni è una questione chiave: potrebbe aumentare dal 4,5% attuale, creando pressioni sui mercati.
D. La borsa americana è in bolla?
R. Le valutazioni elevate rimarranno tali nel breve termine. Quando Trump ha governato la prima volta il rapporto prezzo/utili era a 15. Oggi è a 20. Per i primi dieci titoli a 50. La deregulation promessa da Trump incentiverà investimenti e attività economica, ma resta da vedere se tecnologie come l'IA produrranno utili che giustifichino queste valutazioni. Le risposte arriveranno solo nei prossimi anni.
D. Intanto Tesla e il bitcoin escono in trionfo da questa settimana.
R. Tesla ha un valore industriale reale ed Elon Musk è un genio. Avere fatto meglio della Nasa con SpaceX, e avere cambiato il concetto di auto non è da tutti. Ma le criptovalute sono speculative come uno Schema Ponzi. Meglio andare al Casinò, almeno ci si diverte. Non rappresentano una forma di risparmio.
D. È d’accordo con chi al governo le vorrebbe tassare?
R. Sì, andrebbero tassate come il gioco d’azzardo. Non hanno un valore finanziario intrinseco.
D. Quali sono le posizioni principali in questo momento?
R. Come investitori globali siamo esposti al 50% in Europa e al 50% negli Stati Uniti, una posizione che abbiamo da dieci anni circa e che manteniamo. In Spagna ci piace Santander, in Svizzera ci piace Gs, in Italia abbiamo più o meno tutte le banche, perché sono ancora quelle che costano meno. Negli Stati Uniti abbiamo puntato molto su JP Morgan, Morgan Stanley e abbiamo anche Citibank. Quindi siamo presenti su tutti i grandi gruppi finanziari, più sicuri e più stabili.
D. E oltre i finanziari?
R. Le pmi italiane. La loro cosa migliore è che sono focalizzate su un modello di export che non è eccessivamente esposto all’hi tech digitale, né particolarmente complesso dal punto di vista della geopolitica. Le nostre aziende stanno reggendo molto bene il colpo rispetto a quelle di un sacco di altri Paesi.