Sostanze stupefacenti, sim illegali, carte di credito clonate. Queste sono alcune delle componenti dell’economia sommersa del dark web, analizzata da un report di Tinexta Cyber per Adnkronos.
Il dark web, spiega il report, è una vasta zona d’ombra che raccoglie il 96% di Internet, anche se resta nascosta agli occhi degli utenti comuni. Qui i criminali informatici trovano un mercato per le loro attività illecite. Queste, calcola Tinexta Cyber, sono cresciute del 300% tra il 2017 e il 2020 ed entro il 2028 potrebbero generare un giro d’affari di 1,3 miliardi a livello globale, con un tasso di crescita annuo medio del 22,3%.
A dominare nel dark web sono truffe condotte attraverso malware, ransomware e phishing. Tutte modalità che consentono ai criminali di rubare i dati delle vittime per distruggere i sistemi o chiedere un riscatto. I ransomware, ad esempio, bloccano i dispositivi del bersaglio, rendendo inaccessibili i dati, e da soli possono causare danni per circa 265 miliardi di dollari entro il 2031 secondo il report.
La crescita di questi attacchi informatici è spinta anche dalla diffusione di strumenti sempre più facili da utilizzare: esistono, ad esempio, dei kit di phishing pronti con modelli di finte email e pagine di login per acquisire le informazioni di accesso. Con queste tecniche vengono riversati sul dark web anche i dati delle carte di credito.
La moneta di questo sottobosco illegale è il bitcoin che, insieme alle altre criptovalute, copre il 98% delle transazioni. La predilezione dei criminali informatici per le crypto si deve al maggior grado di anonimato che questi mezzi di pagamento consentono di mantenere. Così i dati rubati, siano di carte di credito o di carte di identità e passaporti, vengono venduti sul dark web a prezzi relativamente bassi. Con l’equivalente di pochi dollari, in pratica, si compra un database di dati compromessi. Il che alimenta il mercato delle frodi finanziarie e dei furti di identità. (riproduzione riservata)