Dalla Topolino alla 126: in mostra il genio di Dante Giacosa, l’ingegnere che ha trasformato la mobilità italiana
Heritage Hub celebra Dante Giacosa, il genio che ha rivoluzionato la mobilità italiana. Dalla Topolino alla 500, dalla 600 alla 128, una mostra ripercorre 120 anni di visione, ingegno e modelli che hanno fatto la storia dell’automobile
In un suo scritto l’ingegner Dante Giacosa così accenna alla sua professione: «Nella lunga carriera di progettista ho dedicato tutta la mia attività al presente e al futuro, ed ho rivolto indietro solo rare e brevi occhiate tanto per rendermi conto di qualche perché», dichiarazione illuminante sulla sua visione. Nasce a Roma nel 1905 da famiglia cuneese: dopo gli studi classici utili al senso di misura ed equilibrio che lo accompagneranno per tutta la vita, si laurea in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino nel 1927. L’anno successivo è assunto alla Fiat come disegnatore progettista, per essere promosso nel ’46 direttore degli uffici tecnici autoveicoli, da dove guida ideazione e sviluppo dei principali modelli dal dopoguerra. Ricorrenza, il 120° dalla nascita, che Heritage Hub di Stellantis celebra con una mostra dedicata.

Dante Giacosa vive una carriera straordinaria nell’ambito della storia dell’automobile italiana. La sua prima creatura è Fiat 500 del 1936 (universalmente detta “Topolino” ma mai denominata così ufficialmente, alla quale seguono nel dopoguerra la prestigiosa berlina 1400, quindi la 1900 e la fuoristrada Campagnola, militare e civile. Salto epocale con 600 che oggi compie 70 anni e nel 1955 introduce il motore posteriore e avvia la motorizzazione di massa in Italia, con la derivazione Multipla che è una pietra miliare di innovazione e semplicità. Nel 1957 con la Nuova 500, Giacosa passa alla storia per il progetto ingegnoso e funzionale, ancorché iconico: premiato nel ’59 con il Compasso d’Oro.
L’elenco delle vetture progettate sotto la direzione dell’ingegner Giacosa prosegue con le americaneggianti 1800 (con le varianti da 1500 Lunga a 2300) e le 1300-1500: compatte signorili ma con stile d’Oltreoceano in scala ridotta. Quindi modelli, tutti vincitori del premi Auto dell’anno: come Fiat 124, 128 (prima Fiat a trazione anteriore) e 127.
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Stellantis Heritage Hub intende celebrare con questa mostra quel pensiero visionario e quell’eredità progettuale che hanno contribuito in modo determinante al prestigio internazionale del marchio Fiat. Allestita negli spazi dell’ex Officina 81 di Via Plava presso lo storico stabilimento di Mirafiori a Torino, presenta dieci modelli-simbolo e altri capolavori dell’ingegnere Giacosa, comprese rarità assolute come il Prototipo 100 da cui nascerà la leggendaria Fiat 600. A seguire le versioni esposte, anche con marchio della controllata Autobianchi.

Fiat 500 Topolino nasce nel 1936, sarebbe nata a trazione anteriore (Citroën la introduce nel due anni prima) ma dal piccolo incendio di un prototipo con a bordo il presidente Giovanni Agnelli (I°), giunge il veto. Apprezzata per le prestazioni del motore di 500 cc a quattro cilindri raffreddato ad acqua (ben più pregiato della successiva Nuova 500 del ’57) è tra le prime auto italiane a unire economia e versatilità, consumi contenuti e affidabilità. Il soprannome «Topolino» nasce per le dimensioni ridotte e soprattutto per la forma dei fari sui parafanghi che, visti dall’interno dell’auto, ricordava le orecchie del personaggio Disney. L’esemplare esposto è una 500B del 1948.

Fiat Campagnola è pensata per i militari, che la chiamano A.R. 51, autoveicolo da ricognizione dell’anno 1951. Creata per partecipare alle forniture pubbliche in concorrenza alla Alfa Romeo 1900 “Matta” (più pregiata meccanicamente e appena più costosa) è prodotta un buoni numeri e si distingue anche in raid e spedizioni estreme, come l’avventurosa corsa contro il tempo Algeri-Città del Capo-Algeri.

Fiat 600 Multipla nel 1956 è rivoluzionaria: Giacosa inventa la monovolume. Di grande abitabilità e versatilità, trasporta fino a sei persone in poco più di tre metri di lunghezza, diventando il taxi per antonomasia. La sua architettura ispira generazioni di multispazio e rimane un simbolo dell’ingegno italiano applicato alla mobilità quotidiana.

Fiat Nuova 500, nel 1957 consente quasi a tutti di acquistare un’auto. Minima, con motore bicilindrico raffreddato ad aria, cambio con la prima marcia non sincronizzata – tutti devono imperare a fare la “doppietta” – è presto simbolo del passaggio dalla rinascita dal dopoguerra al boom economico. Compatta, semplice e geniale, la 500 è prodotta fino al 1975 in oltre 3,8 milioni di esemplari in diverse versioni, anche all’estero con vari altri marchi.

Fiat 500 Giardiniera è la versione da trasporto: per realizzare la quale l’ingegner Giacosa ruota il motore per fare spazio, rendendolo orizzontale. Prodotta dal 1960, è la prima familiare urbana italiana (in realtà preceduta dalla 500 “Topolino” Belvedere, più elitaria), è apprezzata da famiglie, commercianti e artigiani, soddisfatti per compattezza ed economia d’uso.

Fiat 124 nel 1966 tenta una via propria all’eleganza che, seppur priva di guizzi creativi farà scuola per un decennio. Modeste le innovazioni ma solida e affidabile, è meccanicamente semplice e offre buone prestazioni. Doti che le aprono le vie per nuovi mercati, anche emergenti o addirittura dalla rete stradale in via di sviluppo. Prodotta su licenza in Unione Sovietica con il celebre accordo per la città-fabbrica di Togliattigrad, in Spagna, in Turchia e in India: dove sostituisce la vecchia (ma amata) 1100 Premier, altra Fiat mandata all’estero a fine carriera.

Autobianchi A112 è avanzata, di stile e geniale. Una Mini ma a ruote alte (arriva oltre dieci anni dopo la rivoluzionaria britannica), è un’agile city car che conquista i giovani. Anche aprendo la via delle corse con le versioni Abarth da 58 CV e poi da ben 70.

Fiat 130 è una bellissima auto, in stile americaneggiante con obiettivo primario il lusso. Pensata come ambiziosa ammiraglia per sfidare le berline tedesche di alto livello, è progettata con cura tecnica e stilistica. Splendida la versione Coupé di qualche anno a seguire, mirabile opera di Pininfarina e inutilmente proposta a Fiat anche in versioni a quattro porte, wagon e shooting brake, che avrebbero avuto sicuro successo. Ma Fiat 130 nasce tardi e motori a sei cilindri, prima 3000 poi 3200 dalle buone prestazioni, consumano troppo per la crisi energetica.

Fiat 128, Auto dell’anno nel 1970, ha stile americano in scala ridotta, ma è pulita, elegante e semplice. Le linee non hanno il coraggio di accompagnare i contenuti che in Fiat ritengono più rivoluzionari sino a qual momento: motore anteriore trasversale e trazione anteriore, schema poi pressoché universale nella categoria delle compatte. Però il motore non è nuovo, ma secondo tradizione torinese, ereditato: questo dalle 1100, che a loro volta…

Fiat 126 del 1972, è tra gli ultimi veicoli realizzati con la direzione di Dante Giacosa –ritiratosi nel 1970 sebbene nominato consulente della presidenza Fiat – che rivede il concetto della 500 in modo più sicuro (non moltissimo), attuale e poco costosa (da produrre). Prodotta in oltre 4,6 milioni unità fino al 2000, è costruita anche in Polonia, dove è un’icona nazionale.
Carrellata di modelli del nostro passato, chi, con una certa età, non ne ha avuta o guidata almeno una?, con un’eredità dovuta alle capacità di Dante Giacosa, di unire tecnica semplice, accessibilità e visione del futuro, contribuendo in modo determinante alla motorizzazione dell’Italia. Da ricordare anche per i vent’anni di docenza al Politecnico di Torino, per la pubblicazione di testi fondamentali come il libro «Motori Endotermici» e per i 62 brevetti registrati. Nonché per il volume I miei 40 anni di progettazione alla Fiat. In conclusione una dichiarazione che condensa l’essenza della sua visione: «Progettare è anche valutare le difficoltà, individuare i problemi essenziali e risolverli nel modo più semplice e completo». Tutto semplice, per lui. (Riproduzione riservata)
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