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MATTEO  DEL FANTE AD  POSTE ITALIANE
MATTEO DEL FANTE AD POSTE ITALIANE
Banche Leggi dopo

Da Poste-Tim sinergie per 4,5 miliardi di euro

di Alberto Mapellie Anna Messia
23 marzo 2026, 20:40 Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2026, 20:41

Nessun rilancio rispetto al prezzo dell’opas di 0,635 euro, dice il ceo Del Fante che ha escluso rischi
di un possibile intervento dell’Antitrust. La società di tlc resterà separata e manterrà il suo marchio

«La transazione segna una pietra miliare nella strategia di lungo termine di Poste come piattaforma e un passo decisivo nel rafforzamento del nostro ruolo come abilitatore della trasformazione digitale dell'Italia». Con queste parole l’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha spiegato al mercato la decisione di lanciare un’opas totalitaria su Tim da 10,8 miliardi, che prevede il delisting della società di tlc da Piazza Affari, e stima 700 milioni annui di sinergie a regime, di cui 500 milioni di costo e 200 milioni di ricavi.

Poste Italiane, che ha già una posizione di leadership nel settore della logistica, nel risparmio (dove ha di recente annunciato l’intenzione di mettere insieme i 600 miliardi di attività finanziarie di BancoPosta e con le 30 milioni di carte di pagamenti di Postepay) e nelle assicurazioni (sia nel Vita sia nel Danni) è quindi pronta ad avere anche un ruolo determinante nelle telecomunicazioni italiane, mettendo in sicurezza la rete nazionale. E l’operazione entra quindi nel vivo proprio nel giorno del referendum sulla giustizia perso dalla premier Giorgia Meloni e dal suo governo, con la vittoria del no alla riforma.

Analisti positivi

Gli analisti sono positivi, anche se la borsa lunedì 23 ha penalizzato la società. Le azioni di Poste in mattinata sono arrivate a perdere il 9% per chiudere a 20,17 euro, con un -6,8%, mentre Tim ha guadagnato il 4,7%, come accade spesso per chi lancia un’offerta.

Lo sforzo finanziario dell’opas per Poste del resto è importante e Tim, benché stabilizzata dopo la cessione della rete, ha ancora un debito netto after lease di 6,9 miliardi, anche se sceso per la prima volta sotto i 7 miliardi di euro.

L’operazione genererà valore e ripagherà l’impegno, ha assicurato Del Fante confermando la guidance di Poste italiane per il 2026 sul dividendo. I ricavi aggregati saranno pari a circa 26,9 miliardi, un ebit aggregato pro-forma di circa 4,8 miliardi e con oltre 150 mila dipendenti. Nelle slide presentate dal top management di Poste agli analisti viene ipotizzata una capitalizzazione di mercato pro forma dell’aggregato Poste-Tim di circa 35 miliardi che sale verso i 40 miliardi se si considerano le sinergie.

La creazione di valore che si avrà dall’operazione è quindi di oltre 4,5 miliardi che verranno generati grazie al taglio previsto dei costi e soprattutto alle attività di cross selling che andranno ben oltre rispetto a quello che sarebbe possibile oggi, con Poste che è già primo azionista di Tim al 20,1%.

La rete su cui fare leva è una potenza di fuoco: quasi 13.000 uffici postali, oltre 4.000 punti vendita Tim e 49.000 partner terzi, con una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi, oltre all’App P di Poste Italiane, leader di mercato con oltre 4 milioni di utenti attivi giornalieri. Tanto che qualche analista si è spinto ad ipotizzare un intervento dell’Antitrust e Del Fante ha offerto parole rassicuranti al riguardo: «L’operazione sarà ovviamente ratificata all’autorità alla concorrenza ma non vediamo rischi».

Già cinque anni fa il gruppo postale aveva iniziato a pensare ad un’operazione su Tim, ha risposto poi a chi immaginava che dietro l’opas annunciata domenica sera ci potesse essere una spinta dell’attuale governo. «Allora il debito della società tlc era troppo alto», ha spiegato e c’è stato bisogno dell’azione risanatrice dell’ad Pietro Labriola.

Tim torna sotto il controllo pubblico

A quasi 30 anni dalla privatizzazione Tim si prepara quindi a tornare sotto il controllo pubblico, con la nuova Poste che resterà a maggioranza dello Stato e sarà detenuta al 27,2% da Cassa Depositi e Prestiti e al 22,8% dal ministero dell’Economia.

Tim manterrà l’iconico marchio e continuerà a essere una società autonoma, con Tim Brazil definita «un gioiello» mentre Poste riceverà tre asset significativi: una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione preminente nelle infrastrutture cloud e data center del Paese e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana a tutti gli stakeholder.

Del Fante ha escluso anche un possibile rilancio sul prezzo dell’opas, nonostante le richieste di aumento arrivate dall’associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia rispetto all’attuale offerta che prevede una componente in contanti di 0,167 euro per azione Tim e una in carta - 0,0218 nuovi titoli ordinari Poste per ogni azione Tim conferita - per un valore complessivo di 0,635 euro per azione e un premio del 9,01% sulla chiusura del 20 marzo. Al momento di andare in stampa, era in corso un cda di Tim per avviare la valutazione dell’offerta. (riproduzione riservata)



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