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Jamie Dimon, presidente e ceo di Jp Morgan
Jamie Dimon, presidente e ceo di Jp Morgan
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Da Jp Morgan e Bny Mellon conti in crescita e sostegno a Powell

di Raffaele Crocitti
14 gennaio 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 09:43

Jp Morgan chiude il quarto trimestre con un utile netto in calo del 7%, ma ricavi in crescita del 7%. La banca sostiene Jerome Powell, sottolineando l'importanza dell'indipendenza della Federal Reserve per l'economia americana

La stagione dei conti negli Stati Uniti si apre, in una fase segnata dall’affaire Trump-Powell, con i risultati di Jp Morgan e Bank of New York Mellon.

I conti di Jp Morgan

Nonostante un quadro d’insieme incoraggiante per entrambi gli istituti, Jp Morgan conclude il quarto trimestre con un dato negativo, ossia l’utile netto, che scende del 7% rispetto allo stesso periodo del 2024 assestandosi a 13 miliardi di dollari, ossia 4,63 dollari per azione, con il dato adjusted a quota 14,7 miliardi (5,23 dollari per azione).

Come detto, però, gli ultimi tre mesi registrano anche numeri in slancio: ricavi reported per 45,8 miliardi di dollari (+7%), con i prestiti in crescita del 9% su base annua (+3% rispetto al trimestre precedente) e i depositi a +6% (+2% rispetto invece al terzo trimestre).

Il margine di interesse netto, esclusa la divisione markets, è stato di 23,9 miliardi di dollari, in aumento del 4%, riflettendo l'impatto dell'aumento dei saldi sui depositi nonché dei saldi rotativi nei servizi per le carte, ampiamente compensato dall'impatto dei tassi più bassi.

I ricavi non da interessi, sempre escludendo i markets, sono stati pari a 14,7 miliardi di dollari, in aumento del 7%, trainati, tra gli altri fattori, dall'aumento delle commissioni di gestione patrimoniale nell'asset & wealth management e nel community banking.

Il dato più sorprendente in negativo riguarda la divisione cib, che vede un -5% su base annua delle commissioni dell’investment banking e addirittura un -11% rispetto al terzo trimestre, per via delle commissioni più basse applicate a tutti i prodotti. La divisione comunque chiude in crescita sia in riferimento all’utile netto, 7,3 miliardi (+10%), che ai ricavi (+10%).

I ricavi derivanti dai Markets & Security Service ammontano a 9,7 miliardi di dollari, in crescita del 17%, di cui 8,2 miliardi di dollari, in crescita del 17%, dall'area markets.

Le masse gestite salgono del 18% rispetto all’anno scorso toccando 4,8 miliardi, con Jp Morgan che registra nell'ambito della divisione asset & wealth management un utile netto di 1,8 miliardi (+19% a/a) e ricavi per 6,5 miliardi (+13%).

Ottimi, infine, i coefficienti di redditività e patrimoniali con roe al 15%, rotce al 18% e cet1 ratio al 14,5%. «Ogni linea di business ha registrato buone performance; è il prodotto di una solida esecuzione, anni di investimenti, un contesto di mercato favorevole e un impiego selettivo del capitale in eccesso», ha commentato il presidente e ceo di Jp Morgan, Jamie Dimon, che può fregiarsi, guardando all’intero 2025, di aver chiuso con un utile netto che sale a 57 miliardi di dollari, ovvero 20,02 dollari per azione.

Va segnalato che a metà seduta ieri, 13 gennaio, il titolo Jp Morgan perdeva quasi il 3%.

I conti di Bank of New York Mellon

Bank of New York Mellon, invece, chiude gli ultimi tre mesi dell'esercizio 2025 con un utile per azione adjusted di 2,08 dollari, ricavi per 5,18 miliardi (+7%) e roe del 14,5%, portando i dati cumulati per l'intero 2025 rispettivamente a 7,50 dollari per azione, 14,38 miliardi (+8%) e roe del 13,9%. «Il 2025 è stato un altro anno di successo. Abbiamo registrato un utile netto record di 5,3 miliardi di dollari su un fatturato record di 20,1 miliardi di dollari e abbiamo generato un rotce del 26%», ha commentato il ceo Robin Vince.

Guardando più nel dettaglio il quarto trimestre, la crescita dei ricavi del 7% rispetto al 2024 è stata sostenuta dal margine d'interesse netto (+13%) e dalle commissioni (+5%), che hanno compensato le perdite a livello di investimenti. A metà seduta ieri il titolo della banca viaggiava sopra la parità (+0,8%).

Jp Morgan e Bny Mellon si schierano con Jerome Powell

In occasione delle rispettive presentazioni dei conti, entrambi i ceo si sono espressi sulla vicenda che coinvolge Jerome Powell, dimostrando sostegno verso il numero uno della banca centrale Usa.

In particolare, Dimon (Jp Morgan) ha affermato di nutrire «enorme rispetto» per il governatore e che «l'indipendenza della Federal Reserve è uno dei capisaldi dell'economia americana», aggiungendo che mettere in discussione tale principio «avrà conseguenze opposte; aumenterà le aspettative di inflazione e probabilmente i tassi d'interesse nel tempo».

Sulla stessa linea d’onda Vince (Bank of New York Mellon), che definisce l’attacco a Powell «controproduttivo» rispetto all’obiettivo dichiarato da Trump di voler rafforzare l’economia americana. (riproduzione riservata)



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