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Da Fininvest a Banca Carige, quelle azioni illustri rimaste congelate
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Da Fininvest a Banca Carige, quelle azioni illustri rimaste congelate

di Anna Messia
05 dicembre 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 06 dicembre 2025, 09:27

Prima della scalata a Mediobanca ci sono altri precedenti di sospetti concerti, patti occulti e interventi delle authority sul capitale arrivati a valle delle sentenze di condanna dei tribunali. Come l’acquisto di Sai su Fondiaria 

Prima della scalata a Mediobanca ci sono precedenti illustri di sospetti concerti, patti occulti e interventi delle authority sul capitale arrivati a valle delle sentenze di condanna dei tribunali. Su quest’ultimo fronte, se si guarda alla storia, il caso più noto e tormentato risale a ottobre 2014, quando Silvio Berlusconi fu condannato per frode fiscale nel processo per i diritti tv Mediaset. Allora la Banca d’Italia impose a Fininvest di dismettere una quota del 20% di Mediolanum. Come conseguenza della sentenza su reati fiscali il Cavaliere aveva perso i requisiti di onorabilità e non avrebbe potuto eccedere il limite del 9,99% nella banca, rimanendo sotto la quota significativa e congelando i diritti di voto oltre quella soglia. La cessione del 20%, aveva precisato l’autorità, sarebbe potuta avvenire anche mediante il conferimento a un trust in vista di una successiva alienazione.

Il caso Berlusconi e Mediolanum: l'intervento di Bankitalia

Nel 2016, dopo il ricorso di Berlusconi, il Consiglio di Stato annullò il provvedimento di Bankitalia e Fininvest tornò in possesso del 30% di Mediolanum. Sempre a fine 2016 Bce rifiutava ancora a Berlusconi e Fininvest di detenere una partecipazione qualificata in Mediolanum mentre, Fininvest presentava istanza alla Corte di Giustizia Europea. Nel frattempo nel 2017 Bankitalia ordinò nuovamente a Fininvest di ridurre la sua partecipazione, sospendendo i diritti di voto delle azioni eccedenti fino ad arrivare alla sentenza della Corte Ue di settembre 2024 che confermava la legittimità della quota di Berlusconi in Mediolanum. A fine ottobre la stessa Bce ha riconosciuto valido il percorso successorio in base al quale Piersilvio e Marina Berlusconi detengono la partecipazione qualificata in Mediolanum. Vicenda chiusa, dopo 10 anni.

Il precedente di Raffaele Mincione e Banca Carige

Diverso è stato per Raffaele Mincione, protagonista, nel 2018, di una battaglia per il controllo di Banca Carige (oggi del gruppo Bper), sfidando la famiglia Malacalza. In quel caso sono stati Bankitalia e il tribunale di Genova ad ammettere la sua lista all’assemblea per il rinnovo del consiglio di amministrazione della banca ma entro la soglia del 9,99% del capitale sociale, anziché fino al 15,198%, perché Mincione e gli altri soci (Gabriele Volpi e Aldo Spinelli) avrebbero dovuto chiedere alla vigilanza l'autorizzazione a superare la soglia del 10% del capitale.

L'azione di concerto Sai-Fondiaria e l'intervento Consob

A somigliare di più al caso Mps-Mediobanca è però l’acquisto di Sai su Fondiaria nel 2001. Consob rilevò un'azione di concerto tra Mediobanca e la Sai di Salvatore Ligresti, ritenendo che le due società avevano superato la soglia di opa (allora al 30%) e facendo scattare l'obbligo di offerta sul 100% del capitale. Ma la decisione arrivò, di fatto, a operazione chiusa e ci sono voluti 10 anni perché un manipolo di soci di minoranza di Fondiaria riuscisse a vedersi riconosciuti i danni da una sentenza della Cassazione. (riproduzione riservata)



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