Con l'indizione degli stress test sulla risposta a cyberattacchi che possono subire le banche facenti parte dei 109 gruppi sottoposti all'esercizio da parte della Vigilanza della Bce, aumentano il numero e la qualità dei rischi da fronteggiare e la resilienza da dimostrare dopo la prova (non molto soddisfacente) che ha riguardato quelli climatici, per non parlare dei rischi che più direttamente toccano l'attività bancaria (per esempio, il rischio di controparte, di credito, etc.). Alcune categorie di rischio vengono fronteggiate, innanzitutto, con un rafforzamento del patrimonio degli istituti. Per altri, in particolare, per quelli ora sottoposti ai test, si pone un diverso e più ampio problema che riguarda, in primis, l'organizzazione, la governance, i controlli.
Vi è, non certo per ultima, una questione di competenze specifiche di cui disporre: si pensi alle applicazioni dell'intelligenza artificiale generativa e all'euro digitale quando verrà istituito. Senza risalire al più generale argomento del governo e dei controlli dell'impiego delle nuove tecnologie, è chiaro che, di pari passo con la loro evoluzione, i rischi climatici, informatici, tecnologici in genere richiedono, per la loro prevenzione, un raccordo efficace tra gli intermediari e gli organi esterni preposti al contrasto di tali rischi. Non è materia, insomma, per le sue caratteristiche, che si può affrontare solo a livello aziendale.
Esistono già sedi istituzionali che, sia pure allo stato nascente, sono preposte alle azioni di prevenzione che i rischi in questione richiedono a livello generale, mentre è ovviamente consolidato il contrasto dei reati in genere nei quali si concretano i predetti attacchi. Potrà, tuttavia, essere necessario anche rafforzare la normativa alla quale le banche e gli intermediari finanziari sono soggetti, nonché la previsione delle particolari forme di controllo a opera della Supervisione, non potendo tutto rientrare nei generali principi della stabilità e della sana e prudente gestione. L'evoluzione in atto dei rischi richiede la tipizzazione, per il loro carattere innovativo naturalmente penetrante, dei poteri di controllo e delle possibili sanzioni ma sempre nell'ottica dei raccordi con l'esterno. Le trasformazioni che si susseguono, da un lato, esigono grande responsabilità, capacità di amministrare e organizzare da parte di chi gestisce una banca, dall'altro richiedono un ambiente esterno che non può più essere quello, per esempio, di soli dieci anni fa. È, dunque, una materia che non si può lasciare, per la regolamentazione e i controlli, ai soli vigilanti. È un tema, invece, per i legislatori.
Ciò vale, soprattutto, per l'intelligenza artificiale, come accennato, un tema sul quale è magistralmente reintervenuto il capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel discorso di fine anno, sottolineando il livello alto della sfida in questo campo a cui tutti sono chiamati. In definitiva, il concetto e la latitudine dei rischi si estendono ancora, andando oltre probabilmente le stesse lucide considerazioni e previsioni del saggio La società del rischio dl Ulrich Beck del 1986. Bisogna trarne le conseguenze in tutti i campi. (riproduzione riservata)