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Crisi nel Mar Rosso, in tre mesi 8,8 miliardi i danni per il commercio estero italiano. A rischio piccole e micro imprese

di Guido Marzetti
25 gennaio 2024, 12:52 Ultimo aggiornamento: 13:44

La crisi geopolitica fa paura all’economia italiana. Con il cambio delle rotte rimangono penalizzate più di tutte le micro e piccole imprese, tra ritardi e mancanza di approvvigionamento, per le quali l’import-export è fonte essenziale di guadagno. A rischio anche le piccole imprese di logistica e trasporti e le regioni con i principali porti italiani 

Ammontano a 8,8 miliardi di euro, 95 milioni al giorno, i danni per il commercio estero italiano accumulati tra novembre 2023 e gennaio 2024 a causa della crisi nel Mar Rosso. Lo rileva Confartigianato che ha calcolato l’impatto del calo di traffico di navi mercantili tra l’Oceano Indiano e il Mar Rosso sui flussi dell’interscambio commerciale dell’Italia con Asia, Oceania, paesi del Golfo Persico e del Sud-est dell’Africa. In particolare, negli ultimi 3 mesi, l’Italia ha perso 3,3 miliardi, pari a 35 milioni al giorno, per mancate o ritardate esportazioni e 5,5 miliardi (60 milioni al giorno) per il mancato approvvigionamento di prodotti manifatturieri.

Confartigianato ha misurato anche le conseguenze della crisi sulle micro e piccole imprese italiane che, in Europa, sarebbero quelle a maggiore rischio, avendo una quota di export manifatturiero verso i paesi extra Ue del 32,7% sul totale europeo, il doppio delle omologhe imprese tedesche. Nel 2023 ammonta a 30,8 miliardi di euro (1,5 punti pil) il flusso di import-export di merci dei settori made in Italy con maggiore presenza di micro e piccole imprese che transita attraverso il Mar Rosso.

In particolare, le esportazioni di prodotti con il maggiore apporto delle piccole imprese italiane si attestano a 10,8 miliardi di euro, con il valore più alto, pari a 4,2 miliardi, riguardante i prodotti alimentari, seguiti dai prodotti in metallo (1,8 miliardi), e altri prodotti, tra cui gioielleria e occhialeria, sempre con 1,8 miliardi, moda con 1,5 miliardi e legno e mobili con 1 miliardo. A questi settori si aggiunge un comparto chiave dell’export made in Italy verso i mercati dei paesi emergenti dell’Asia, quello dei macchinari e impianti, anch’esso a forte presenza di micro e piccole imprese: nel 2023 è stato di 11,6 miliardi il valore di questi prodotti italiani transitati via mare attraverso il canale di Suez.

A rischio anche trasporti e logistica 

A rischio, secondo quanto rileva Confartigianato, sarebbero anche le piccole imprese del settore trasporti. Nelle 14 province in cui sono localizzati i 15 maggiori porti con almeno un milione di tonnellate di merci movimentate attraverso il Mar Rosso, sono a rischio 2,5 miliardi di euro di fatturato del sistema di trasporto e logistica, che conta complessivamente 13.000 imprese, di cui 7.979 imprese nell’autotrasporto merci, 1.136 imprese nel trasporto marittimo di merci e 5.683 imprese nei servizi della logistica.

Gli effetti della crisi si manifestano con l’allungamento dei tempi di consegna delle merci, dovuto all’utilizzo di rotte che circumnavigano l’Africa, e all’aumento del costo del trasporto marittimo. Basti dire che l’indice del costo del trasporto marittimo dalla Cina nella settimana terminante al 12 gennaio 2024 è aumentato del 120,6% rispetto alla settimana precedente all’inizio degli attacchi alle navi occidentali.

Confartigianato ha calcolato anche l’impatto della crisi regione per regione. Il valore più alto di prodotti trasportati via mare attraverso il Mar Rosso è quello della Lombardia, pari a 12,9 miliardi, seguita da Emilia-Romagna con 9,4 miliardi, Veneto con 5,7 miliardi, Toscana con 4,7 miliardi, Piemonte con 4,2 miliardi e Friuli-Venezia Giulia con 2 miliardi.

«L’escalation della crisi in Medio Oriente», sottolinea il presidente di Confartigianato Marco Granelli, «penalizza il sistema del made in Italy e l’approvvigionamento di prodotti essenziali per la trasformazione della manifattura italiana, aggravando la frenata del commercio internazionale. Gli effetti della crisi del Mar Rosso, sommati alla stretta monetaria in corso e alla riattivazione delle regole europee di bilancio, potrebbero avere pesanti conseguenze sulla crescita economica italiana. È indispensabile mettere in campo tutte le misure, a cominciare dall’attuazione del Pnrr, per alimentare la fiducia e la propensione ad investire delle imprese e scongiurare il rischio di una frenata del ciclo espansivo dell’occupazione». (riproduzione riservata)



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