L’incertezza politica in Francia nel breve termine è tale da far ritenere poco realistico un miglioramento rilevante del sentiment, nonostante l’esposizione relativamente limitata delle società francesi, fino a quando non ci sarà maggior chiarezza sul fatto che il Paese sia diretto verso elezioni parlamentari o presidenziali, o nessuna delle due.
Sicuramente questa settimana il mercato sarà concentrato sui colloqui sul bilancio guidati dal neo-premier francese, Sébastien Lecornu, che ha presentato la nuova squadra di governo dopo le dimissioni lampo della scorsa settimana e il nuovo incarico da parte del presidente, Emmanuel Macron.
Il nuovo governo è composto sia da funzionari pubblici che da politici, inclusi alcuni nominati durante il primo tentativo di Lecornu di formare un governo la scorsa settimana. Tra coloro che restano in carica ci sono il ministro della Giustizia Gérald Darmanin, il ministro del Bilancio Amélie de Montchalin e il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot, centristi che ricoprono i rispettivi incarichi dall'inizio di quest'anno. Anche Roland Lescure, alleato di Macron, nominato Ministro dell'Economia e delle Finanze nel governo poi naufragato di Lecornu, rimarrà in carica.
Resta da vedere quanto durerà questo governo. Il Rassemblement National (estrema destra) e l'estrema sinistra La France Insoumise (Francia Indomita) hanno già chiarito che voteranno contro l'esecutivo. Insieme controllano più di un terzo dei seggi dell'Assemblea Nazionale francese, la camera bassa più potente del parlamento. Il Partito Socialista, il cui sostegno sarà fondamentale per la sopravvivenza del governo Lecornu, ha dichiarato che deciderà se bocciarlo sulla base delle proposte concrete del premier, in particolare sulla possibile sospensione della riforma delle pensioni approvata dal presidente Macron.
La crisi politica francese rende nervosi gli investitori che temono nuovi downgrade da parte delle agenzie di rating nelle prossime settimane. L'appuntamento sarà il 24 ottobre con Moody's, che ha già tagliato il rating ad Aa3 lo scorso dicembre e ha un outlook stabile sul Paese, e il 28 novembre con S&P Global che ha tagliato l'outlook portandolo a negativo a febbraio. Nel frattempo, il rendimento degli Oat francesi è sceso in chiusura il 13 ottobre al 3,46%, perfettamente in linea con quello dei Btp 10 anni, con lo spread Francia/Germania a 83 punti base, 82,8 quello Italia/Germania in seguito alla conferma del rating da parte di S&P Global sull'Italia giunta venerdì sera in un esito della revisione ampiamente atteso.
La risoluzione politica arriverà in un modo o nell’altro. Considerati i bassi livelli di profitti domestici dei colossi francesi Bnp Paribas e Societe Generale «non riteniamo che un contesto fiscale più oneroso per le imprese possa modificare in modo significativo le prospettive di guadagno delle banche. Anche perché, nonostante il debito pubblico più elevato, le famiglie francesi nel complesso sono ricche», spiega Jason Napier, analista di Ubs. «L’alto tasso di risparmio della Francia, in media del 18% negli ultimi cinque anni, porta gli attivi finanziari netti delle famiglie, esclusi i patrimoni immobiliari, a essere del 50% superiori al debito pubblico. La spesa fiscale è difficile da ridurre, e noi riteniamo che tasse più alte siano la risposta più probabile se i deficit devono diminuire».
Le preoccupazioni sui titoli sovrani francesi, il rendimento del patrimonio netto tangibile (Rote) relativamente basso delle banche francesi e l’apparente mancanza di timori degli investitori sui tassi di interesse più bassi da parte della Bce, che renderebbero relativamente più interessante la natura a tasso fisso delle banche francesi, hanno ragionevolmente portato a prese di profitto su Bnp Paribas, Credit Agricole e Societe Generale. Tuttavia, «trattando con uno sconto del 25% sulla base del multiplo prezzo/utile 2027 rispetto alla media delle banche europee e con una crescita dell’utile per azione rettificato dall’11% (Credit Agricole) all’84% (Societe Generale) tra il 2024 e il 2027, vediamo crescita e valore nelle banche francesi a questi livelli», precisa Napier.
In effetti, le banche francesi sono scambiate a 7,3/6,4 volte l’utile per azione 2026/2027 rispetto alla media delle banche europee di 9,2/8,3, che riteniamo interessante in termini assoluti e relativi. Nel comparto, conclude Napier, «Societe Generale è la nostra top picks dato il forte potenziale di crescita dell’eps previsto grazie alla razionalizzazione delle filiali, alla riduzione delle spese e in un’ottica di lungo termine. Abbiamo, quindi, un rating buy su Societe Generale con un prezzo obiettivo a 62 euro, stimando un Rote nel 2025 all’8,5% e nel 2026 al 9,6%. Ancora buy su Credit Agricole con un target price a 18 euro, stimando un Rote nel 2025 al 13,8% e nel 2026 al 12,7%. Invece, siamo più cauti su Bnp Paribas con un rating neutral e un target price a 77,4 euro, stimando un Rote nel 2025 al 10,4% e nel 2026 all’11,3%». (riproduzione riservata)