"La nostra preoccupazione è la variante Omicron, in contrapposizione al recente aumento dei contagi in Europa". In un contesto in cui le incognite rimangono molto alte, Credit Suisse basa le proprie aspettative sull'assunzione che la nuova variante sia effettivamente più trasmissibile della Delta, ma che le vaccinazioni manterranno contro la stessa una certa efficacia, seppur ridotta. Come già annunciato, la comunità scientifica avrà bisogno di qualche settimana per raccogliere dati concreti sull'efficacia dei vaccini già in commercio contro la variante Omicron, nonché sul tasso di mortalità e sulla trasmissibilità di quest'ultima.
A tal proposito, Credit Suisse ha evidenziato che l'incertezza in genere fa sì che i prezzi vengano scambiati temporaneamente a buon mercato. Sullo scenario pandemico attuale gli esperti conservano prospettive ottimistiche, alla luce del fatto che i trattamenti disponibili contro il Covid-19 stanno migliorando molto: è probabile, ad esempio, che la pillola antivirale prodotta da Merck, che dovrebbe ridurre il rischio di ricovero o di morte fino al 30% (e non 50% come riportavano i primi dati), sia comunque molto efficace contro i ricoveri ospedalieri rispetto ai vaccini contro le infezioni, per cui è previsto che la produzione potenziale aumenti fino a un miliardo di dosi entro la fine del 2022.
Inoltre, anche nell'eventualità che i vaccini non funzionino, Credit Suisse considera che le modifiche agli stessi richiederanno circa tre mesi (probabilmente meno) e che è già stata predisposta l'infrastruttura di distribuzione, consentendo ai gruppi ad alto rischio di essere vaccinati entro un mese dalla messa a punto. La capacità produttiva di vaccini, infatti, sarà tale da consentire di raddoppiare la quota di vaccinati a 12 miliardi di persone entro la fine del 2022 e potenzialmente fino a 14 miliardi. Oltre a ciò, è previsto che in tale frangente venga adottata una politica monetaria e fiscale in grado di fornire supporto ai Paesi.
In questa nuova fase la campagna vaccinale in Europa sta nuovamente prendendo slancio (la Germania sta aumentando la quota di vaccinati dello 0,5% al giorno (con picchi fino all'1%), contro il record del Giappone di +1,6% giornaliero) soprattutto per la somministrazione di terze dosi. Gli esperti ritengono che dal punto di vista politico sarà difficile attuare qualcosa di diverso da brevi lockdown, per cui le raccomandazioni di permanenza in casa potrebbero rivelarsi molto efficaci, come ha dimostrato il caso della Romania che ha dell'80% le infezioni nonostante la bassa quota di vaccinati.
Lo scenario peggiore resta, ovviamente, quello in cui le mutazioni del Sars-Cov-2 capaci di eludere le difese immunitarie prodotte dal vaccino si verificano più rapidamente rispetto alla somministrazione delle dosi, ma al momento Credit Suisse non ha preso questa ipotesi in seria considerazione, anche a fronte del fatto che Omicron è la prima vera variante di preoccupazione (variant of concern) individuata in quasi un anno, ossia dalla scoperta della variante B.1.1.7 nel Regno Unito il 14 dicembre 2020 che portava con sé ben 23 mutazioni rispetto al ceppo originario di Wuhan.
Credit Suisse nota altresì che le banche centrali rimanderanno la stretta monetaria fino a quando le prospettive sulla pandemia non saranno più chiare, per cui ci si aspetta, come già anticipato, che le banche centrali mettano in atto una politica fiscale che fornisca all'Europa il supporto necessario. Quindi sulle azioni europee gli esperti mantengono un rating overweight basato sia sul premio al rischio sia su eventuali policy fiscali di supporto.