Dopo il crack di Svb, la speculazione è alla ricerca di un anello debole nel sistema bancario europeo. E ieri lo ha trovato in Credit Suisse. Nel corso della seduta i titoli della banca svizzera alle prese con delicato processo di ristrutturazione sono arrivati a perdere il 9,6%, per chiudere in calo dello 0,75% a 2,24 franchi. Oggi la banca capitalizza 8,95 miliardi di franchi, poco più del doppio delle risorse iniettate nell’ultimo aumento di capitale. Al contempo i credit default swap a cinque anni, cioè i derivati che permettono di coprirsi dal rischio di credito, hanno toccato un nuovo record storico a 551 punti base. Solo per fare un raffronto, i cds dell’altra banca svizzera, Ubs, quotavano ieri attorno agli 85 punti base.
A innescare le vendite è stato l’alert sui deflussi di clientela contenuto nel rapporto annuale dell’istituto. Già lo scorso anno Credit Suisse aveva perso asset in gestione per 123 miliardi di franchi, per la maggior parte negli ultimo trimestre. Il trend ha rallentato, ma non si è fermato. Nel capitolo dedicato ai fattori di rischio il rapporto annuale precisa infatti che «i deflussi si sono stabilizzati a livelli molto più bassi, ma non si sono ancora invertiti». Questi deflussi, continua il documento, «ci hanno indotto a utilizzare parzialmente i cuscinetti di liquidità a livello del gruppo e della entità legale e siano scesi al di sotto di certi parametri normativi legali a livello dell'entità legale. Queste circostanze hanno aumentato e potrebbero continuare ad aumentare i rischi (sopra descritti, ndr)».
Non solo. Credit Suisse si aspetta «che la riduzione degli asset in gestione porti a minori introiti netti da interessi e da commissioni ricorrenti per il gruppo, il che potrebbe a sua volta influenzare negativamente i nostri obiettivi di posizione patrimoniale. Il non riuscire ad invertire questi deflussi e a ristabilire le nostre masse in gestione e i nostri depositi potrebbe avere significativi effetti avversi sui nostri risultati e sulla nostra condizione finanziaria». La banca ha comunque confermato i risultati del 2022, su cui erano sorti dubbi quando la pubblicazione del rapporto era stata rinviata di riflesso ad alcune segnalazioni della Sec Usa. Se il titolo ha risentito fortemente dei contenuti della relazioni, le parole del ceo Ulrich Koerner hanno limitato i danni: sul fronte dei deflussi «vogliamo recuperare tutto quanto abbiamo perso e una volta che ci saremo arrivati, andremo oltre e vedremo crescere di nuovo il nostro business: il momento degli utili sta tornando», ha spiegato il banchiere, parlando a margine di un incontro. Koerner ha inoltre provato a rassicurare il mercato sugli effetti della crisi delle banche Usa: «la nostra esposizione verso Svb non è rilevante», visto che, in quanto una banca sistemica, Credit Suisse segue «standard molto diversi» in termini di solidità patrimoniale, capacità di finanziamento e liquidità. (riproduzione riservata)