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Credit Suisse: il Qatar salva la banca

03 novembre 2022, 08:45

Pare di assistere a una riedizione del 2008, l'anno nero del crack Lehman Brothers e delle banche europee sull'orlo del collasso, a seguito del quale il fondo sovrano del Qatar arrivò in soccorso nel 2011, oltre che dell'inglese Barclays, anche del Credit Suisse con l'acquisto di quattro miliardi di euro di bond convertibili. Ora, dopo un piano di radicale ristrutturazione appena annunciato dal ceo Ulrich Körner fatto di tagli agli organici, di un'ulteriore riduzione dei rischi nel ramo Investment Banking, di rifocalizzazione sul retail e sull'asset management e di un aumento di capitale da quattro miliardi di franchi (4,05 miliardi di euro), i dollari della Qatar Investment Authority (Qia) potrebbero accorrere nuovamente in soccorso della seconda banca svizzera.

 


Secondo quanto rivelato infatti dal Financial Times, il fondo sovrano di Doha, uno dei più grandi al mondo con un portafoglio di oltre 461 miliardi di dollari e che investe i sontuosi ricavi provenienti delle esportazioni di gas naturale liquefatto della piccola economia emiratina, sta valutando la possibilità di aumentare il proprio peso nel Credit Suisse, un pacchetto di 133,3 milioni di azioni corrispondenti al 5,03% del capitale. Il rafforzamento, in scia alle mosse della Saudi National Bank, farebbe crescere il peso degli investitori mediorientali nella seconda banca elvetica, travolta dagli scandali Greensill e Archegos, da circa il 20% a un quarto del capitale. Nei piani, l'aumento da quattro miliardi è diviso in due. Una prima emissione di 462 milioni di nuove azioni è destinata a investitori qualificati, la seconda componente della ricapitalizzazione è invece diretta agli attuali soci.

 

In base a quanto annunciato la scorsa settimana dall'istituto rossocrociato, Saudi National Bank - prima banca commerciale del regno di Salman bin Abdulaziz - ha già accettato di impiegare circa 1,5 miliardi di franchi per assicurarsi una quota del 9,9% e la partecipazione, che arriverà principalmente dalla sottoscrizione di gran parte della quota riservata agli istituzionali, farà del gruppo controllato a sua volta dal fondo sovrano dell'Arabia Saudita, Pif, il secondo azionista del Credit Suisse. Immediatamente dietro agli americani di Harris Associates. Sempre secondo il quotidiano della city il gruppo Usa, che ha in portafoglio il 10,05%, sottoscriverà i diritti relativi alla propria quota, mantenendo il primato nel libro soci, mentre Qia prederà parte a entrambe le fasi della ricapitalizzazione su cui l'assemblea della banca dovrà accendere il disco verde il 23 novembre. A completare la presa degli investitori del Golfo, c'è Olayan Group, asset manager di Riad controllato da una ricca famiglia saudita che ha in tasca il 4,93% della banca elvetica e che dovrebbe seguire a sua volta l'aumento. L'obiettivo degli investitori mediorientali è di aumentare peso e legami con la banca svizzera, in forte espansione nell'area saudita.

 


Intanto, dopo la presentazione del piano di ristrutturazione, l'agenzia S&P ha ridotto il rating di lungo termine della banca a BBB- da BBB, soltanto un gradino sopra il livello «junk», spazzatura, che parte da BB, con outlook confermato stabile. La bocciatura ha fatto scattare ancora le vendite sul titolo che ha chiuso la seduta borsistica in calo dell'1,9%, a 4,12 franchi. (riproduzione stabile)



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