L’Investment banking di Crédit Agricole, gruppo guidato dall’ad Philippe Brassac, ha accettato di pagare 88 milioni di euro per chiudere un’indagine penale in Francia su presunte operazioni pensate per eludere le tasse sui dividendi.
L’accordo è stato approvato lunedì 8 settembre dal giudice di Parigi Peimane Ghaleh-Marzban, una decisione che chiude l’inchiesta sulle cosiddette operazioni Cum-Cum condotte da Crédit Agricole Corporate & Investment Bank (CACIB). Il titolo intanto viaggia positivo oin borsa su Euronext Paris, guadagna l’1,35% a 15,92 euro attorno alle ore 14:15.
Le transazioni Cum-Cum hanno permesso a investitori esteri in titoli francesi di evitare la ritenuta fiscale, prestando pro tempore le azioni durante la stagione dei dividendi a soggetti esenti come le banche locali. Secondo la Procura francese (Parquet National Financier, PNF), la multa inflitta a Cacib si basa su un profitto di 49 milioni di euro emerso da queste operazioni.
L’indagine penale ha coinvolto altre cinque banche (in Germania esiste un altro filone simile che ha toccato le banche tedesche). Due anni fa, 160 ispettori di polizia e diversi magistrati del PNF effettuarono perquisizioni a sorpresa nelle sedi di Bnp Paribas (e della controllata Exane), Société Générale, Natixis e della controllata locale di Hsbc Holding. Nessuna di queste, tuttavia, è stata formalmente accusata di illeciti.
I procuratori hanno sottolineato che l’investment bank di Credit Agricole è stata un attore all’interno di un sistema molto più ampio, che secondo le autorità francesi avrebbe causato perdite fiscali per almeno 4,5 miliardi di euro.
Come previsto da questo tipo di accordi, Cacib non ha ammesso colpe, tuttavia il rappresentante legale Bruno Fontaine ha riconosciuto i fatti alla base delle accuse, dichiarando che da un’indagine interna è emerso come alcune operazioni «non avessero alcuna reale logica economica» e servissero unicamente a «evitare la ritenuta fiscale a beneficio di azionisti francesi residenti all’estero». (riproduzione riservata)