La più grande missione di bombardamento B-2 dell’USAF di sempre ha coinvolto molteplici finti attacchi: le difese aeree iraniane non hanno avuto il tempo di sparare un solo colpo. Si è trattato di una finta deliberata, uno dei tanti inganni negli attacchi che sono stati i più pesanti mai effettuati dai B-2 con il volo continuo di maggior lungo raggio dei piloti di bombardieri americani dalle settimane successive agli attacchi dell’11 settembre 2001. All’operazione hanno preso parte oltre 125 aerei statunitensi e un sottomarino lanciamissili classe Columbia.
«Si è trattata di una missione altamente classificata, di cui pochissime persone a Washington conoscevano i tempi o la natura del piano», ha dichiarato il capo di stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, in una conferenza stampa al Pentagono domenica 22.
L’operazione era così segreta, ha aggiunto, che le truppe statunitensi di stanza nella regione non sapevano quando sarebbe avvenuta. I B-2 sono entrati e usciti dall’Iran, sono tornati indietro senza che il mondo lo sapesse affatto. I sistemi missilistici terra-aria dell’Iran non sono riusciti a vedere nulla.
L'operazione è stata il culmine di anni di pianificazione da parte del CentCom statunitense, comprese esercitazioni di combattimento congiunte a lungo raggio condotte negli ultimi anni dalle forze navali e aeree israeliane e statunitensi.
L’operazione di attacco è stata coordinata con l’esercito israeliano, ma le forze israeliane non vi hanno partecipato. L’insidiosa collaborazione tra Trump e Netanyahu si è trasformata ancora una volta in un gioco che ha ingannato le autorità iraniane.
Mercoledì scorso, durante un incontro con i consiglieri, Trump aveva approvato gli attacchi contro i siti nucleari iraniani. Le sue dichiarazioni di giovedì in merito a una finestra di negoziazione di due settimane non erano altro che un inganno deliberato e una cortina fumogena come è avvenuto venerdì 13 giugno quando Israele ha iniziato il suo attacco al complesso militare industriale e nucleare iraniano a due giorni dall’inizio di un possibile ultimo round negoziale.
Non c’è dubbio che Washington abbia strategicamente scelto anche questa volta l’effetto sorpresa nel suo attacco al sito principale di Fordow, così come quando ha ingannato la Repubblica islamica rassicurandola che Israele non sarebbe intervenuta se non dopo un fallimento dei colloqui in Oman. Invece Gerusalemme ha colto quella finestra di opportunità che si è presentata dopo la scadenza dei 60 giorni stabiliti per la definizione di un possibile accordo sulla cessazione dell’arricchimento dell’uranio.
Nel giro di meno di mezz'ora, sette bombardieri stealth B-2 dell'USAF hanno sganciato 240 tonnellate di bombe convenzionali anti-bunker su due dei più importanti impianti di arricchimento nucleare dell'Iran, Natanz e Fordow.
In un terzo sito a Isfahan, dove gli ispettori avevano dichiarato, ancora questo mese, che l'Iran aveva immagazzinato uranio altamente arricchito, 24 missili da crociera Tomahawk lanciati da un sottomarino a propulsione nucleare operante al largo delle coste iraniane hanno distrutto strutture di superficie, hanno affermato domenica funzionari del Pentagono.
Intanto le donne e giovani in Iran del movimento “Donna, Vita, Libertà” si rivolgono a quanti in Occidente si dichiarano contro la guerra di Israele alla Repubblica islamica sostenendo che «c’è una sola via per porre fine a questa guerra: Porre fine alla Repubblica islamica, un regime islamico guerrafondaio».
Ricordano che si tratta di un regime che ha accecato le donne che hanno protestato, come le giovani Kosar, Mersedeh e innumerevoli altre; che ha stuprato giovani donne come la sedicenne Nika Shakarami, che chiedeva semplicemente libertà; che ha gasato le studentesse che osavano mostrare i loro capelli; che ha impiccato giovani oppositori che hanno gridato «libertà»; che ha assassinato iraniani all’estero per aver rivelato la verità.
Se non si chiede la fine di tutto questo, allora non si è coerenti, non si è contro la guerra, ma si finisce con l’essere contro il popolo iraniano, perché il popolo iraniano sta combattendo contro questo regime a mani nude e con il cuore pieno, rischiando tutto per un futuro libero dalla tirannia. (riproduzione riservata)