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Cosa succede se a un mercato orso si associa una recessione

22 novembre 2022, 07:50 Ultimo aggiornamento: 07:53

Il 2022 andrà nei libri di storia come l’anno del ritorno dell’inflazione, come non la si osservava da almeno quaranta anni, e come uno degli anni in cui si è vista la più alta correlazione tra azionario e obbligazionario nella storia recente. In aggiunta, il ritorno di un mercato orso (bear market), ufficialmente da circa sei mesi, rappresenta un altro fattore con il quale un’intera generazione di investitori, segnatamente quella che ha iniziato la propria carriera dopo il 2008-2009, non si è mai confrontata, sottolinea Edoardo Fusco Femiano, fondatore di DLD Capital SCF. Dopo il nuovo minimo dell’anno, il 12 ottobre scorso, gli indici azionari hanno dato vita a un rimbalzo che a oggi si può ancora classificare come un movimento in controtendenza rispetto al trend primario. Questo tipo di valutazione è certamente oggi valida con riferimento all’S&P500 e al Nasdaq100. “Significativamente diverso è il quadro di riferimento per il Dow Jones e per il Dax. Nei fatti, contrariamente a quanto accaduto nel rimbalzo sviluppatosi tra giugno e agosto, quello dell’ultimo mese è stato decisamente value driven, ossia guidato principalmente da tre settori: industriale, servizi finanziari e consumi di base”, spiega Femiano. Di conseguenza, “il quadro tecnico per gli indici con una maggior componente di titoli value appare oggi ancor più costruttivo”.

 

Con riferimento a quanto osservato nel quadro del primo rimbalzo del mercato azionario, tra il mese di giugno e quello di agosto, uno dei fattori di supporto di quella ripresa di valore è stata la compressione della forza relativa tra i rendimenti del decennale americano e l’S&P500. E si sta osservando qualcosa di simile in questo mese. La compressione dei rendimenti obbligazionari, nell’ultimo mese, è stata infatti generalizzata, sviluppandosi tanto sul comparto corporate quanto su quello dei Treasuries. Gran parte di questa compressione dei rendimenti, continua l’esperto, è figlia di una stabilizzazione delle aspettative sui Fed Funds, a seguito dell’ultima riunione di politica monetaria della Fed, unita alla diffusione dell’ultimo dato sull’inflazione americana, uscito ampiamente sotto le stime degli analisti (7,7% contro 8,1%). Le attese sui Fed Funds per la riunione di giugno 2023, dove si stima possa assestarsi il “terminal rate” per quest’anno, sono comprese nel range 4,75-5,5%.

 

“I segnali che arrivano dal quadro intermarket e dalle aspettative sul piano dell’inflazione e dei Fed Funds sono migliori rispetto alle settimane precedenti. Siamo di fronte a un rimbalzo significativo, ma non stiamo ancora assistendo a un’inversione del trend primario dei mercati azionari”, puntualizza Femiano, consigliando di tenere in considerazione come primo aspetto le valutazioni attuali rispetto all’outlook per il prossimo anno: l’S&P500 oggi scambia a oltre 18 volte gli utili attesi per il 2023 (utile per azione: 220 dollari, fonte: Factset), un livello che storicamente non si associa a minimi significati di mercato. Un secondo aspetto da tenere sempre in considerazione è l’ulteriore accentuarsi dell’inversione della curva dei rendimenti: una condizione che solitamente anticipa l’arrivo di una recessione. Quali sono, statisticamente, le implicazioni dell’inizio di una recessione sui mercati azionari? L’S&P500 ha sperimentato 15 bear market dal 1968 ad oggi. Nel caso in cui un bear market si associ a una recessione, la correzione media dell’indice americano è stata superiore al 40%. Il reale rischio di una recessione è ciò che il mercato ancora non ha ancora definitivamente prezzato: nelle ultime due recessioni, 2000-2002 e 2008-2009, la flessione degli utili su base annua è stata, rispettivamente, pari al 26% e al 50% e la flessione complessiva dell’indice in entrambi i casi è stata superiore al 50%. Quest’ultimo aspetto si ricollega ad un’altra evidenza storica: in cento anni di storia dell’S&P500, il minimo di un mercato orso avviene dopo una recessione e dopo che la Fed ha dato il via al primo taglio dei tassi. (riproduzione riservata)



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