Sembrava fatta e invece è stata ancora una fumata nera. La tredicesima. La partita sulla nomina di quattro nuovi giudici della Corte Costituzionale ha fatto registrare nella giornata di martedì 14 un nuovo stallo. Al termine di una mattinata di riunioni, i parlamentari riuniti in seduta comune non hanno potuto far altro che certificare la mancata convergenza tra maggioranza e opposizioni: dall’insalatiera di Montecitorio sono uscite 377 schede bianche, 15 nulle e 9 disperse.
Eppure, fino alla tarda serata di lunedì 13, i segnali di una schiarita parevano esserci tutti. Acquisito lo schema di due giudici indicati dalla maggioranza, uno dalle opposizioni e un indipendente, i nomi dei papabili risultavano quelli di Francesco Saverio Marini per la presidenza (quota FdI), Andrea Di Porto (quota Fi), Massimo Luciani (per le opposizioni, preferito a Michele Ainis e Andrea Pertici, favorito della leader Pd Elly Schlein ma inviso a Matteo Renzi), Gabriella Palmieri Sandulli (tecnico). A non convincere del tutto, la casella tecnica. «Ci sono Athos, Porthos, Aramis e manca D'Artagnan», ha ironizzato il vicepresidente azzurro della Camera, Giorgio Mulé.
A dispetto del nuovo stop, le forze politiche mostrano fiducia sul buon esito della vicenda. Anche perché lunedì 20 scade il termine entro cui la Consulta dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del referendum sull’autonomia differenziata: con 11 giudici in carica su 15, le decisioni risulterebbero, per quanto risicate, formalmente valide.
Nella mattinata di mercoledì 15 la capigruppo della Camera dovrebbe calendarizzare una nuova votazione per giovedì 16: sarebbe l’ultima data utile. A spiegarlo all’Adnkronos il vicepresidente uscente della Corte, Giulio Prosperetti: «Se i parlamentari eleggessero i giudici giovedì, i neo eletti potrebbero fare in tempo giurando al Quirinale venerdì 17». (riproduzione riservata)