La partita per la presidenza della Consob si complica e apre un nuovo fronte nella maggioranza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce il no di Forza Italia alla possibile nomina del sottosegretario all’Economia Federico Freni alla guida dell’Autorità che vigila sui mercati finanziari.
Parlando con i giornalisti alla Camera, mercoledì 11 marzo, Tajani ha chiarito la posizione degli azzurri: «Primo, perché le decisioni devono essere collegiali. Secondo, perché non credo che un politico debba andare a occupare quella poltrona». Una presa di posizione che di fatto chiude la strada alla candidatura del leghista Freni e riapre il dossier sulla successione al vertice della Commissione nazionale per le società e la Borsa.
Il nodo arriva nel pieno del passaggio di consegne alla guida della Consob dopo la conclusione del mandato settennale di Paolo Savona. Dal 9 marzo la guida è stata assunta da Chiara Mosca, la commissaria con maggiore anzianità di servizio, che svolge il ruolo di presidente vicario in attesa della nomina del nuovo numero uno.
Mosca, docente all’Università Bocconi, era stata nominata commissaria nel settembre 2021 dal governo guidato da Mario Draghi. Resterà alla guida dell’Autorità fino all’insediamento del futuro presidente.
La scelta del successore di Savona si inserisce in una fase delicata sia per i mercati sia per gli equilibri politici della maggioranza. Nelle ultime settimane il dossier Consob si è infatti intrecciato con il confronto interno alla coalizione di governo.
Il primo tentativo di soluzione, con la possibile nomina di Freni, si è arenato proprio di fronte al veto di Forza Italia. Dopo la bocciatura di questa ipotesi, fonti della maggioranza spiegano che non esistono preclusioni verso altri profili.
Tra i nomi che restano sul tavolo c’è quello di Federico Cornelli, grande esperto di mercati, molto apprezzato dal ministro Tajani, già commissario della Consob e in passato indicato dalla Lega.
Il Carroccio mantiene una linea prudente e non intende irrigidire il confronto. Tuttavia, da ambienti leghisti si sottolinea che «la partita delle nomine va vista nel suo complesso», lasciando intendere che la scelta per la Consob potrebbe rientrare in un più ampio equilibrio tra le forze della maggioranza su altri incarichi.
Per ora però il negoziato procede a rilento. Un vertice di maggioranza che avrebbe dovuto affrontare anche il dossier Consob è stato rinviato, complice la crisi iraniana che ha imposto altre priorità nell’agenda politica. Nel frattempo la ricerca di un nome condiviso per l’Autorità rimane ancora aperta. (riproduzione riservata)