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Consob, dopo Savona ipotesi reggenza. Il rischio lottizzazione che minaccia l’autonomia istituzionale

di Angelo De Mattia
10 febbraio 2026, 02:00

Con la scadenza del mandato di Paolo Savona, l’istituzione rischia di restare senza guida. Si discute tra una prorogatio temporanea e l'inclusione della nomina nel pacchetto di incarichi pubblici

Quando le nomine dei vertici delle banche pubbliche erano decise dal governo pentapartito (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, Cicr - ministro del Tesoro) si attendeva che scadesse il mandato degli esponenti del maggior numero di casse di risparmio per poter operare un’adeguata spartizione degli organi apicali tra i partiti che reggevano il governo stesso.

La torta, insomma, doveva aumentare per soddisfare l’alleanza di governo di tutti i componenti. Così, ricordo, si attendeva la scadenza della presidenza di una piccola cassa di risparmio, quella di Vignola - che veniva attribuita a una formazione minore della coalizione, il partito socialdemocratico, il quale per un certo tempo designava un personaggio che alcuni ancora ricordano, il professor Tassi - per poi procedere alla convocazione del Cicr per le relative lottizzazioni.

È allora legittimo chiedersi se non vi sia un ritorno al passato con l’impasse della nomina della presidenza di Consob a meno di un mese dalla fine del mandato, purtroppo per legge non confermabile, di Paolo Savona. Sembra sia calato il silenzio al livello del governo.

L’impasse sulla Consob e il rischio lottizzazione

Però, adesso, mentre alcuni sostengono che, alla fin fine, la candidatura di Federico Freni tutt'ora bloccata per contrasti nella maggioranza, con Forza Italia che non dà il via libera, potrebbe passare nel Consiglio dei ministri ma con l’astensione del vice presidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani, altri, più numerosi, ipotizzano che la nomina in questione potrebbe confluire nel calderone degli incarichi da conferire per autorità e imprese pubbliche nel corso dell'anno: Antitrust, Autorità anticorruzione, Autorità della privacy (almeno un componente), Eni, Enel, Poste, Leonardo, Terna.

Se così fosse, poiché si escluderebbe la prorogatio di Savona che invece sarebbe senz’altro benvenuta, allora si dovrebbe prevedere un reggente, alla stregua di ciò che accadde nel 2010, con la reggenza del commissario Vittorio Conti per circa sei mesi.

Si trattò, bisogna pur ricordarlo, di una positiva surroga. Inutile dire che oggi però sarebbe un pessimo segnale istituzionale, economico, finanziario, anche se ovviamente vi sono all’uopo le sicuramente idonee risorse interne, in primis Federico Cornelli.

Anche se si condividesse l'ineluttabilità della scelta della lottizzazione, che naturalmente chi scrive non ritiene per nulla condivisibile, non è possibile che la Consob sia conferita al calderone degli incarichi pubblici, di fatto contro il suo rilievo europeo e internazionale e, ancor prima, per il segnale negativo che così si darebbe ai mercati, alle società e al raccordo con gli altri organi di controllo.

Autonomia e competenza al centro

L’autonomia di questa istituzione, salvaguardata da Savona anche con la sua autonomia intellettuale, apparirebbe messa in gioco. Sollevato il problema, appunto da Tajani, di una scelta benché con diversi aspetti apprezzabili, che è apparsa già compiuta quando la premier Giorgia Meloni era all’estero, ora occorrono soluzioni nette, non acrobazie istituzionali che ab origine marchierebbero negativamente la designazione.

Da questo punto di vista, è difficile escludere aprioristicamente la soluzione interna che, in ogni caso, si baserebbe su sicure competenza e autonomia, non affatto minori, insomma, di quelle che certamente posseggono candidatura esterne. Ma non va mai dimenticato che la nomina in questione è, alla fine, decisa con decreto del capo dello Stato e non si pensi che si tratta di un mero atto formale.

Tutti conoscono il rigore delle valutazioni del capo dello Stato e la migliore sintonia con le positive aspettative dei cittadini. Prima, vi è pure l’audizione del designato nelle competenti commissioni parlamentari. E qui non c’è alcun Quinto Fabio Massimo che tergiversando pensa di salvare l’istituzione che, al contrario, viene danneggiato proprio dal temporeggiamento. (riproduzione riservata)



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