Il governo italiano è pronto a rafforzare il proprio impegno militare all’interno della Nato portando, nei prossimi dieci anni, le spese per la difesa al 3,5% del pil e quelle per la sicurezza all’1,5% (per un investimento complessivo pari al 5% del prodotto interno lordo).
La premier Giorgia Meloni lo sta comunicando in questi giorni al Parlamento (lunedì 23 alla Camera, martedì 24 al Senato), in vista del doppio appuntamento internazionale: il summit Nato e il Consiglio europeo del 26 e 27 giugno.
La presidente del Consiglio, parlando in Aula, ha sottolineato che l’Italia intende onorare i propri impegni internazionali, «restando un membro di prim’ordine della Nato», anche perché, ha rimarcato, l’alternativa sarebbe «più costosa e decisamente peggiore».
La situazione in Medio Oriente «si è nuovamente complicata perché l’Iran ha violato la tregua» annunciata dagli Stati Uniti, ma «siamo ancora fiduciosi del fatto che si possa andare avanti con una tregua e che da questa si possa poi tornare alle negoziazioni», ha detto la premier Meloni rispondendo ai senatori in aula.
«Se l’Iran rinunciasse al programma militare a fini militari libererebbe la regione da una palese minaccia per Israele e non solo». A quel punto «mancherebbe solo il cessate il fuoco a Gaza e un percorso serio verso una soluzione due popoli due Stati», ha poi chiarito la presidente del Consiglio. L’Italia «sta lavorando molto a questo obiettivo come si è visto anche dal comunicato dei leader del G7, non scontato, su proposta italiana. All’indomani di un cessate il fuoco a Gaza la proposta italiana è che si debbano coinvolgere gli attori arabi, noi crediamo che per la ricostruzione di Gaza si possa il più possibile partire dal piano dei Paesi arabi».
Nei Paesi Bassi l’Italia parteciperà al dibattito sulla proposta avanzata dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, che nella conferenza stampa di apertura ha invitato l’industria europea della difesa a «rispondere rapidamente» ai «chiari segnali» di domanda lanciati dagli Stati membri.
Sul punto la premier, parlando al Senato, ha spiegato che «quando ci si dota di una difesa non lo si fa per attaccare qualcuno. La pace è deterrenza. Se si hanno sistemi di difesa e sicurezza solidi si possono più facilmente evitare dei conflitti» ha aggiunto. «Questo governo sostiene il fatto che sia arrivato il tempo in cui ci si occupi della nostra difesa e della nostra sicurezza. I nostri valori si difendono se abbiamo una difesa adeguata».
E, ha proseguito la premier, «sulla difesa, io la penso come i romani: Si vis pacem, para bellum, (se vuoi la pace, prepara la guerra, ndr). Quindi la difesa non per attaccare qualcuno. Anzi, piuttosto se si hanno sistemi di sicurezza e di difesa solidi si possono più facilmente evitare conflitti» considerando anche un «futuro in cui i dati rischiano di essere più pericolosi dei proiettili». (riproduzione riservata)
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