Il momento magico dell’oro, le cui quotazioni sono da tempo lanciate verso traguardi sempre più elevati, arride al gruppo Bolaffi, tra i maggiori intermediari del metallo prezioso in Italia, che ha visto i volumi di scambio in oro fisico da investimento, principalmente sottoforma di monete e lingotti, raddoppiare nel giro dell’ultimo anno.
Questo vale sia per le attività aurifere della capogruppo Bolaffi, sia per la controllata al 100% Oregold, rilevata cinque anni fa, sia la società Confinvest, quotata sul mercato Egm, di cui Bolaffi ha acquisito nel 2021 una quota del 18% circa dai precedenti proprietari, divenendo primo azionista.
Nei giorni scorsi Confinvest ha portato a buon fine un aumento di capitale di 3,5 milioni, varato in seguito a una impegnativa acquisizione da 7 milioni riguardante un’altra importante società del settore, la genovese Dierre, il cui fondatore Daniele Savelli ha deciso di passare la mano, pur reinvestendo in Confinvest l’importo d 1 milione di euro, che gli consente ora di ritrovarsi tra i maggiori azionisti con una quota attorno al 7%.
Altri soci di peso sono Simona Binetti, figlia di uno dei fondatori, Gabriella Villa, anch’essa socia fondatrice, entrambe con circa il 6%, e Franco Buganè, accreditato di un 7% circa. La società resta comunque una public company, con flottante superiore al 50%. L’operazione Dierre consente a Confinvest di affiancare alla sua attività tipica, cioè la compravendita di monete e lingotti d’oro da investimento per il cliente retail, quella all’ingrosso, ossia per grandi quantità, in cui Dierre è tra i numeri uno.
L’aumento di capitale è andato in porto e per l’occasione il socio Bolaffi spa ha avuto anche modo di aumentare la sua partecipazione, (oggi stimata a circa il 25%) comprando ed esercitando diritti di acquisto di azioni. Chiusa l’operazione, lunedì 26 anche il mercato ha battuto un colpo e il titolo sull’Egm è balzato improvvisamente del 14%, a 2,31 euro, dopo aver traccheggiato a lungo attorno al prezzo dell’aumento, che è avvenuto a 1,835 euro per azione. L’acquisto di Dierre ha potuto così completarsi, facendo ricorso anche a 2 milioni di prestiti bancari e a 1,5 milioni di cassa propria, grazie a una situazione patrimoniale in equilibrio.
Tutto questo si inserisce nel quadro internazionale molto complesso che conosciamo, ricco di tensioni geopolitiche, che ha spinto le quotazioni aurifere a superare i 5 mila dollari l’oncia. Per le società del gruppo Bolaffi, compresa Confinvest, questo si è tradotto in un forte aumento della richiesta di lingotti e monete, che ha portato i ricavi nella prima metà del 2025 a superare quelli dell’intero 2024 (47 milioni contro 32), con la prospettiva di un raddoppio se è vero che da luglio a dicembre dello scorso anno la corsa dell’oro non ha certo rallentato.
Pur considerando che la marginalità in questo tipo di business non è elevatissima, nel caso di Confinvest si tratta pur sempre di un non disprezzabile 5-6% che dovrebbe consentire di far emergere qualche profitto, grazie al quale sarà possibile far fronte, per esempio, all’acquisizione di Dierre.
Un altro beneficio è atteso poi a livello di magazzino, che i dati semestrali mostravano a un valore di circa 6 milioni di euro, perché l’aumento delle valutazioni fa emergere una plusvalenza interessante rispetto ai prezzi di carico. Tantopiù che da qualche anno ormai, ben interpretando il movimento rialzista del prezzo del metallo, il gruppo ha evitato di attuare politiche di copertura del 100% delle rimanenze. Il tutto fa sperare ai circa 500 azionisti stimati della società, perlopiù di piccolo calibro, che sia prossima la distribuzione di un dividendo, anche se c’è da considerare l’impegno che rappresenta l’investimento appena sostenuto.
L’elemento chiave della nuova situazione, in ogni caso, è che da qui in avanti Confinvest potrà far conto anche sull’apporto di Dierre, che negli ultimi tre anni ha sempre macinato un fatturato intorno a 45/50 milioni, con ebitda tra 1 e 1,5 milioni. Un contributo aggiuntivo ai numeri di Confinvest che, se l’oro continuerà a giocare il suo ruolo di bene rifugio per eccellenza, potrebbe divenire strutturale. (riproduzione riservata)